fucking-war-kb.jpg

Andrea Pallacci, Fucking war

Apri gli occhi. Chiediti che cos’è la guerra. Datti una risposta. Ma nel farlo non descrivermi i soldati che partono, i carri armati, i fucili e i proiettili… e tanto meno i sani principi, i valori, gli ideali da difendere.
Non essere ingenuo. Non meriti di essere considerato tale. Non parlarmi di innocenti, colpevoli, americani, terroristi… Non credere esistano ancora distinzioni. Non eroi, non martiri, nessun presunto o reale mostro da uccidere.
Potresti vedere la guerra come terrore, morte, disperazione, desolazione, vuoto… ma non credere basti. Allora prova rabbia, te ne prego. Indignati davanti al corpo di un bimbo dilaniato da colpi di fucile, sparati con freddezza, con agghiacciate brutalità. Urla la tua rabbia. Rabbia davanti a corpi privi di vita ammucchiati senza pietà in fosse comuni, davanti alla violenza di un atto sconsiderato come quello della guerra. Rabbia e vergogna: vergogna per questa umanità, per chi al sangue vuole rispondere con il sangue, per chi, sorridendo, parla di giustizia e meritata vendetta, per chi sostiene sia giusto così. Per chi pensa che centinaia di donne, anziani, ragazzi, tutti innocenti, si meritino tutte le schifezze che una qualsiasi guerra comporta.
Urla. Grida che le guerre giuste non esistono, perché niente potrà mai spiegare il terrore, né la sofferenza. Non stancarti di quella che dovrebbe essere una banalità. La prima regola da rispettare in nome della vita.
Chiediti cos’è la guerra e datti una risposta. Ma ricorda: non può esistere una guerra diversa dalle altre. E credere che possano esistere parole tali da convincerti del contrario è scempio del dono incredibile che le stesse possono darti.
<<Non c’è bisogno d’essere nazisti per diventare assassini: in nome della democrazia, del cristianesimo, della libertà, si massacra tanto bene quanto in nome del “grande” Reich>>*
Quando sentirai parlare di una guerra giusta, pensate almeno un po’ a tutto questo.
Che cos’è la morte? Pensa alla morte in guerra… un dolore quotidiano, amplificato, quasi dimenticato. Ne sei consapevole? Lascia che questa certezza si trasformi in orrore, incredulità e infine in rabbia. Una rabbia che ferisce, lacera la dignità di ogni essere umano perché scuote le coscienze, le smuove fino a impedire loro di estraniarsi da questa realtà, o peggio ancora, di adattarsi ad essa. Una rabbia che non puoi respingere, perché riesca sempre a farti vedere la guerra come il peggiore dei crimini umani, crimine che deve essere ricordato. Cercare di dimenticare la verità, nascondere a te stesso prima che agli altri il peso della morte di centinaia di innocenti, è una colpa ancora più grave.
<<… dinanzi alla morte ogni ora, ogni oggetto, ogni sentimento diviene più prezioso ed il cibo è più buono, l’amicizia più forte, l’amore più fondo, l’allegria più allegra… ecco cosa ho imparato in guerra: ad amare il miracolo di essere nata.>>*

Ho fatto un sogno: gli uomini si fermavano a parlare nel mio sogno. Erano tutti riuniti attorno a un grande albero e parlavano. Ma avevano lingue diverse, non si capivano. E la confusione era tanta. E si inziò a smettere di parlare, a urlare, poi ad aggredire, infine ad ammazzare. Ho fatto un sogno. Ma poi mi sono chiesta se non fosse tutto reale. Gli occhi sono aperti ora, ma il sangue non si lava via.

**Nota bibliografica: Fallaci, O. (1985). Niente e così sia. Milano: Rizzoli.

© 2007 Lisa Malagò. Tutti i diritti riservati.
E’ vietato riprodurre il contenuto di questo sito senza autorizzazione.