Immaginatevi un uomo, semplicemente. Provate a pensare ad un uomo, due occhi verdi e due mani. Mani che hanno sfiorato la bianca pelle di lei senza poter immaginare qualcosa di più bello; dita che hanno toccato la ruvida superficie della vita senza mai cedere, pur sanguinando. Lui è questa storia, questa storia è lui, o meglio è una fotografia scatta di nascosto a un soggetto in movimento, difficile da catturare. Una fotografia perfettamente a fuoco ma anche perfettamente mossa, nella quale lui potrà rivedere, forse, sé stesso. Un giovane uomo, che vende consigli e regala violini. Ora ci sono due mani tra le sue, bianche e sottilissime come non si potrebbe immaginare. Non ha paura dell’amore lui, come potrebbe? Sa bene cosa hanno visto quei suoi occhi così profondi, sa cosa vuol dire non riuscire a vivere davvero. Ma conosce un segreto, svelatogli dalla vita anni fa, e così non potrà mai dimenticare che a salvarlo da tutto fu lei, con quelle sue dolci mani tese verso di lui.
Se esistessero parole per descrivere cosa nascondono quelle profonde pieghe tra le dita delle sue mani, probabilmente non servirebbe chiedergli nulla. Ma aprire porte che ci sono sbarrate non è possibile, e allora provate a immaginare un volto severo e sicuro. Quello del venditore di violini.
Ci sono molte strade per percorrere la vita, e c’è chi ha un dono speciale che gli permette di scegliere la più giusta per sé: il conoscersi davvero. Lui ha un compagno di viaggio, una figura nella quale, questo giovane uomo, non potrebbe fare altro che riconoscere sé stesso. Una maschera fredda e distaccata a difesa di quelle porte segrete che non vorrebbe, dice, aprire a nessuno. Porte che nascondono, dentro di lui, incredibili sogni e briciole di paura. Ora entrate nel suo mondo, aprite la porta di quel piccolo negozio di violini e salutatelo. Una timidezza a difesa del proprio segreto. Voi non dovrete chiedetegli un violino, non oggi, basterà solo una domanda: “Chi sei?”. Sì, chiedetegli semplicemente di poterlo conoscere, per farvi aprire quelle porte così difficili da oltrepassare. Forse vi prenderà per matti, e senza voler capire vi inviterà ad andarvene. Voi, allora, giratevi e lasciatevi alle spalle la porta di quel piccolo negozio. Tornerete domani e gli chiederete ancora una volta, con una cortese curiosità, di conoscerlo. Un giorno cederà e conoscerete quello che ha raccontato a me….
Così scoprii quanta e quale vita c’era dietro quel volto severo, quanta incredibile semplicità. I suoi occhi verdi nei miei, e la sua storia, o forse il suo sogno: quello di costruire un violino che potesse suonare una musica mai sentita, una musica che da sempre era nella sua testa, ma che nessuno aveva mai potuto condividere con lui. Per anni aveva provato a suonarla, a mettere in fila una dopo l’altra quelle note che da sempre erano parte di lui. Non c’era mai riuscito, ogni giorno, da sempre, prendeva in mano il suo violino e provava a portare alla vita quell’incanto. Fu lei, un giorno, ad avvicinarlo. Le sue mani bianchissime verso quelle di lui, una voce leggera che aveva semplicemente detto:
“E’ una musica bellissima, non trova?”
Lui già l’amava, forse non lo disse, ma sapeva che solo lei avrebbe potuto stargli accanto. Come lasciarla andare via? Così, con semplicità, da quell’istante, aveva diviso con lei ogni giorno, aveva sposato le sue mani, la sua pelle. E sempre quello stesso giorno aveva iniziato a costruire il suo violino, anni a pensare a come dovesse essere, anni a credere che non fosse ancora arrivato il momento, che non fosse ancora arrivata lei.
Poi la vita ti sorprende con la sua inaspettata capacità di cambiare quando sembra meno possibile. Quel giorno, solo allora, iniziò a costruire il suo sogno.
In quel momento una vena di tristezza scese sui suoi occhi, appena percettibile ma impossibile da cancellare. Di lei amava tutto, non volle mai sapere quale fosse il suo segreto, l’amava semplicemente e questo era tutto ciò che bastava.
Una mattina qualunque, o forse no, lui terminò il suo sogno. Le sue mani sfiorarono per ore quelle corde, quel legno scuro e pregiato. Lei era lì, accanto a lui, le sue labbra dissero:
“ Sei arrivato”. Lui capì che non l’avrebbe più rivista, comprese che nulla avrebbe potuto farle cambiare idea. Sarebbe partita, quello stesso giorno l’avrebbe lasciato.
Forse non capirete il perché, d’altronde niente nella vita è così facile come sembra. Lui sapeva che quel suo sogno, dare vita a quella che era stata la sua unica vita, prima di lei, avrebbe cambiato tutto. Eppure aveva voluto andare avanti, fino a dove? Lei gli era stata accanto, aveva teso le mani guidandolo per la sua strada. Ma aveva ragione, lui era arrivato,ad una meta che da sempre era stata l’unica ragione possibile per andare avanti. Una vita passata a cercare di non farsi sopraffarre dalla musica, di liberarsi. Poi, un giorno, inaspettatamente era stato salvato da lei, ma ora tutto sarebbe finito. Alla fine c’è sempre qualcosa che ti frega, avrebbe potuto cercare almeno di parlarle, di convincerla. Invece, immobile, la fissava, la guardava negli occhi senza dire nulla, poteva solo sperare, sperare con tutto sé stesso di vederla un giorno tornare. Un’attesa che ti spezza dentro, ora dopo ora, ricordo dopo ricordo; eppure non accadde nulla, perché alla vita manca sempre qualcosa per essere perfetta. Di lei rimase solo il profumo, in quel piccolo negozio di violini, lo si poteva ancora sentire, e il ricordo negli occhi di lui di quelle mani bianchissime. Solo allora poté svelarmi il suo segreto, quello che la vita gli aveva regalato. Solo adesso poteva comprendere che un sogno non è un arrivo; fu lì che lui sbaglio. Lui così convinto che quel giorno, il giorno in cui sarebbe riuscito a raggiungere il suo sogno, sarebbe stato il più dolce, ora si rendeva conto che nulla sarebbe stato più uguale, che niente avrebbe avuto lo stesso valore senza le mani di lei tra le sue.
Aveva portato alla vita una parte di lui, rompendo così il segreto di un dolce silenzio durato una vita intera. Adesso anche quella musica, quelle note che da sempre lo accompagnavano, non c’erano più, svanite nelle ombre di un piccolo negozio di violini.
Se davvero nella vita c’è un tempo per ogni cosa, per lui era arrivato quello di vivere, finalmente libero da tutto. Le sue mani sarebbero, ora, riuscite a comprendere la vita, con semplicità.
Forse fu per questo che raccontargli istante dopo istante la mia vita sembrò la cosa più facile del mondo, forse fu per quello che mi sentii, per la prima volta, libera di essere me stessa, come lui lo era di vivere. Semplicemente mi ascoltò, dividendo con me quello che lui aveva provato sulla sua pelle, quello che le sue mani non sapevano dire. Non stupitevi quindi se non riuscii mai a confessargli quanto lo avesse amato mia madre.

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