Ogni sera, all’ora in cui la luna cominciava a spuntare dalla vecchia ciminiera, spariva…Potevi anche cercarla per ore, chiamare il suo nome nella speranza di una risposta, ma ormai chi la conosceva già sapeva che non avrebbe mai abbandonato quel posto, segreto a tutti, per tornare alla realtà.
Lassù, a un passo dalle nuvole e da quelle poche stelle, lei leggeva. Leggeva il mondo su uno di quei giornali che segretamente custodiva in una scatola, un po’ come un tesoro…non importava se ormai le pagine si erano fatte gialle, per la debole luce della luna credeva lei, o forse, più probabilmente per le troppe sere che quel vecchio giornale aveva vissuto.
Eppure ci sono cose che non abbandoneresti mai, quel giornale era una di quelle, forse per abitudine o forse per paura di conoscere davvero quello che nasconde tutti i giorni il mondo. Oltre le tegole mal ridotte di un vecchio tetto…grilli e cicale, colonna sonora di ogni notte.
Non c’è allora da stupirsi se anche quella sera il suo sguardo si ferma li, su quella strana foto, foto di un Baobab, dice la didascalia…ogni sera come la prima sera, rilegge quelle righe, catturandole dentro di sé come ogni volta, come la prima volta, per non dimenticarle.
“Nessuno sa l’età del giovane che vive nel deserto. Si racconta che passi le sue giornate sotto un albero di Baobab…a parlare col vento…o almeno così dicono. Si racconta che vive solo, perché, dice, nel deserto non serve nessuno, almeno non a lui. Il deserto insegna a non sentirsi soli, anche quando la tua voce si disperde tra i giganteschi rami di un Baobab. Si racconta che il ragazzo che vive nel deserto confidi spesso la sua storia al vento…di come ci si arriva nel deserto ad addomesticare il vento parlando con decine di Baobab, di come ci si arriva nel deserto a coltivare Baobab parlando col vento. Ma il vento, si sa, custodisce segretamente ogni storia e allora qualcuno racconta che, solo una volta, distrattamente si sia fatto sfuggire qualcosa, su quello strano amico che vive sotto una gigantesca pianta…Alzando nuvole di sabbia e maledicendo il suo destino solitario ascoltava da quel curioso ragazzo di come il deserto fosse un insegnate severo, perché – lui conosce la sua forza, sa che può essere più grande di te. Ti mette alla prova…perché trovare una risposta alla propria voce che si disperde tra le gigantesche foglie di una Baobab non è semplice – e allora mollare non è poi così assurdo.
Si racconta che questo fece il giovane che vive nel deserto. Il ragazzo dei Baobab cedette alla forza del deserto, anche se, dice chi lo conosce bene, fu solo un giorno, un unico giorno…o forse solo un istante, quello in cui dal suo volto scese silenziosa una lacrima. Una lunga dolorosa lacrima che il vento asciugò, cancellando quella che si dice essere stata solo una piccola debolezza…
Non disse mai a nessuno cosa c’era dietro a quella leggera orma di sale sul suo viso, c’è chi si convinse che fu solo il pensiero di non poter abbracciare i suoi Baobab che lo rese triste…per quello non si può essere soli…è qualcosa di troppo grande per un ragazzo.

Ma ci sono giorni, svelò poi il vento, in cui ti sembra troppo difficile attraversare quel deserto, giorni in cui la fatica di quella prova sembra troppo grande, e la tua meta troppo lontana. Insegna, allora, il ragazzo che vive nel deserto che alcuni giorni la strada sotto il sole può essere davvero lunga, tanto da non vederne più la fine…ma poi arriva un momento in cui non importa più quanto impiegherai ad attraversare quelle dune, se pochi giorni o intere settimane, il deserto può sfidarti, ma tu hai una meta e una vita davanti per dimostrargli che ce la farai.
Non pensare, allora, insegna il ragazzo del deserto, che quella strada non sia giusta per te, perché quando arriverai, e arriverai, ti accorgerai che non c’è altro posto in cui vorresti essere.”
Poi chiudeva il giornale e, con la schiena su quella distesa di tegole, pensava. Non era stata debolezza quella …ne era sicura. A lei piaceva pensare fosse solo un pensiero, l’istante in cui lui aveva capito che per quanto la vita sia un viaggio da affrontare in stato di assoluta e radicale impreparazione, il suo destino non era una catena, ma un volo.

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