Lei è davanti allo specchio…non ha il coraggio di togliere lo sguardo da lì…sa che potrà sfuggire da tutto così…anche da lui. Lui la guarda con due occhi che non potrebbero nascondere meglio un amore così bello e un dolore appena nato. Stanno così: Alberto e Alice. E per loro, al posto loro, parlano le piccole cose che li circondano, la loro storia la raccontano quelle lenzuola ancora calde del loro amore, quello specchio che vede silenziosamente cadere le lacrime di lei e quella sigaretta che tocca le labbra amare di lui. Amare di parole che non avrebbe mai voluto dire, ma che Alice già conosceva e aspettava con una paura nervosa.
“E’ finita”. E poi più nulla. A pensarci bene erano solo due parole, le più importanti, forse, dopo -ti amo-. Se lui non la amasse con ogni centimetro della sua pelle ora se ne sarebbe già andato. Ma non né è capace, sa che ogni più piccola cosa senza lei sarebbe diversa, e a lui piace il mondo secondo Alice. Ormai ci si è perso e non vuole più trovarne l’uscita.
Così i due protagonisti di questa storia stanno lì, immobili e sospesi tra una fine che non vuole arrivare e una storia che, invece, non può andare avanti.
Alice non era perfetta, non aveva mai provato a nascondere le migliaia di incomprensibili incoerenze che la facevano essere così speciale. Alberto, comunque, non glielo avrebbe mai chiesto, mai, neanche quando stare con lei diventava davvero difficile. Spesso lei diceva: “Avremmo dovuto saperlo prima che non eravamo perfetti uno per l’altra.” La risposta di Alberto era sempre la stessa, non si sarebbe mai stancato di provare a farle capire che lui, lui no, non l’amava perché era perfetta. Ma lei non lo voleva proprio sentire, non riusciva a pensare che Alberto non l’avrebbe lasciata, che non sarebbe più riuscita a separare le loro storie. E la cosa la spaventava, come nessun’altra al mondo. Lui avrebbe vissuto la vera Alice, giorno dopo giorno, l’avrebbe conosciuta, forse capita, ma comunque sempre amata.
Qual era vero il problema di Alice? Semplice, quanto terribilmente difficile da affrontare: la vita. Ma chi le avrebbe creduto? A soli venticinque anni come potrebbe temere la vita?
Forse è questa la sua forza. Nessuno le credeva, e lei ne era, in un modo tutto suo, contenta: non avrebbe dovuto dare spiegazioni a nessuno, non sarebbero servite a nulla. Era libera di vivere la sua vita, fregandosene di tutto. Almeno fino a quel giorno, quello in cui lei, guardandosi allo specchio aveva scorto, per la prima volta, un’altra immagine nitida davanti ai suoi occhi. Non era più sola, ora di fianco a lei, c’era la meravigliosa figura di Alberto, lì a ricordarle che non sarebbe stato più nulla come prima. Alice aveva sempre evitato di fermarsi a pensare, fuggiva dal mondo e dalle cose con un’abile indifferenza, come se non esistesse ancora qualcosa per cui valesse la pena fermarsi. Alice crede che le cose non siano mai complicate. Le cose, tutte le cose, per lei “sono” e basta. Siamo noi, con la nostra eterna complessità a rovinare tutto, a distruggerci da soli quello che di più bello abbiamo nella vita. Crede sia colpa di quella paura di cambiare, di andare avanti, di vivere. Sta tutto lì il problema. Le cose, secondo lei, non hanno “problemi”, sono gli altri a costruire strani alibi intorno alla propria felicità, quasi a volersi scusare del fatto che, presto, la distruggeranno. Le cose non provano dolore. L’uomo sì, e lo spaventa trovarsi in balia dell’altro, semplice dimostrazione che l’amore è una dipendenza eterna, ma piacevole. Il trucco è uno: vivere per sé e basta.
Ma ora come potrebbe continuare a farlo? Come? Disperati tentativi di cambiare le cose, un dolore profondo celato da parole di rabbia per una vita che…
Lei ha paura. Ora non può più sfuggire alla sua vita, non conterà nulla continuare a nascondersi dietro l’indifferenza degli altri.
E stanno ancora così, lei e lui, uno specchio e una sigaretta, ancora senza muovere gli occhi, con il timore perfino di respirare. Alice sa che il vuoto che le è piombato addosso non svanirà, che presto il suo fantastico mondo, il suo alibi, crollerà mattone dopo mattone.
E Alberto? Cosa sa lui?
Ancora nulla, nonostante ora conoscesse il grande segreto di quella donna, nonostante fosse arrivato nel profondo di quell’anima annerita, non sapeva ancora nulla, avvolto com’era da quel buio che ricopriva ora il cuore del suo Amore.
Per Alberto era come quando ti si rivela il finale di un libro avvincente e bellissimo…una fine che rende chiaro tutto, magari grazie solo a una parola, forse due. La vita è così, giorni passati tentando di spingere giù, nel profondo, quel sentimento di precarietà e insicurezza che leggi negli occhi di lei. E poi capisci, e niente è più uguale, qualcosa si è rotto, ma non sai nemmeno tu come sia potuto succedere. Credeva fosse come quando ti accorgi che quel maledetto libro è un capolavoro, che per niente al mondo avrebbe potuto avere un finale migliore. Solo che la vita non era così, il suo problema è che arriva un momento in cui si è stanchi di inutili colpi di scena. Giorni in cui quella insicurezza lacera dentro, seppur coperta da una sottile speranza che tutto resti esattamente così. Che per una cazzo di volta tutto resti proprio così: perché non dovrebbe crederci Alberto? Perché non può semplicemente scegliere di rifiutarsi di perdere tutto? Non ha forse anche lui il diritto di scegliere di confondere quell’ombra opaca negli occhi di lei con un’irrilevante stanchezza? Credeva fosse come quando realizzi che quel finale, quello che mai avresti potuto calcolare, così ingiusto e inaspettato, è l’unica via possibile. Inaccettabile ma perfetto. E rileggi parola per parola, pensando a come ora sia tutto così chiaro e totalmente vero. Passeranno mesi, un’assurdità di giorni a chiedersi –perché?- un’assurdità di istanti a sperare in una vita diversa.
All’improvviso il telefono squilla e sembra rompere quell’aria di vetro, trasparente, ma tagliente. Nessuno dei due risponderà, nessuno dei due vorrà mai sapere chi li avesse chiamati, ma quel qualcuno aveva spezzato all’improvviso tutto quanto; ora è come se Alberto e Alice riprendessero a vivere. Lui se ne va, raccoglie le sue cose e chiude dietro di sé la porta, con lei la loro storia, senza nemmeno guardarsi indietro, quasi a tentare di sfuggire a quella donna alla quale, lo sa, rimarrà per sempre legato. Lei non lo ferma, forse vorrebbe avere almeno il coraggio di farlo, ma le sue labbra non si schiudono, niente di lei riesce a muoversi.
Poi, dopo, è come se tutto fosse andato distrutto…e tu non vorresti crederci. Te la vorresti prendere con quel fottuto destino, forse con Dio, pur di non ammettere, rassegnato, che è la fine. Che lei ha tradito tutto quanto, anche te, nascondendo la verità. Non puoi capirla, non riesci neanche ad ascoltare le sue parole, o meglio, le sue scuse. È impossibile. La tua mente si ferma su quel dolore, sul vostro discorso e sui suoi occhi vuoti di speranza. Allora capisci che anche in te per quella non c’è più posto. Non avrà più senso illudersi che tutto quello che i tuoi occhi ricordano adesso sia solo una fantasia, che tutto quello che scende adesso da essi sia solo una lieve tristezza. Ti senti intrappolato, schiacciato da quella che fino a qualche istante prima era la tua libertà. Ma come potresti odiarla? Non puoi neanche immaginare di staccarti da quelle mani, da quegli occhi, da quelle bellissime labbra. Esisterà mai qualcosa che farà sembrare tutto questo dolore, se non giusto, almeno accettabile? Saranno i minuti a cadere lenti e a lavare via come pioggia quello che adesso macchia la tua felicità…ma già lo sai, la traccia di questa ferita rimarrà sempre, come ogni cicatrice.
Lui non capirà, già lo sai. Forse per quel dolore che adesso lo abbaglia, o forse perché non c’è nulla da capire. Bisogna solo accettare. L’uomo che ami deve lasciarti andare, potresti anche opporti con tutte le tue forze al destino che la vita ha scelto per voi, ma non basterebbe. Non si può scegliere il finale della propria storia, almeno non in questo caso. E così stai lì, lo osservi di nascosto mentre sbatte la porta, sperando che quel muro tra voi non basti a nascondergli quanto lo ami. Quanto disperatamente vorresti tenerti stretta a lui per non avere più paura. Perché tu finalmente puoi e sai ammettere che ora, da sola, tutto sarà più difficile. Ti sei scontrata con quella parte di te che da sempre tieni nascosta, quella che sanguina, che soffre e che lentamente sta trascinandoti via. Ne hai il diritto, cazzo, ne hai il diritto: puoi incazzarti con la vita, puoi urlare al mondo quello che tieni in te da anni. Perché? Perché a me?! Qual è il senso di tutto questo dolore, di questa paura che mi sembra di combattere da un’eternità? E hai una maledetta voglia di avere una risposta, almeno per una volta, ma, già lo sai, nessuno accanto a te saprà dartela.
Sbattuta la porta, Alberto gira confuso tra le strade, smarrito nel mondo dopo aver lasciato, ormai lontano, una parte di sé. Eppure, in quella stanza Alice è sola, non ritrova più, come una volta, l’amore di lui in tutte le cose che l’avvolgono, ora, è come se tutto avesse smesso di respirare, di vivere: curioso destino. Lentamente, però, quella specie di ghiaccio che l’aveva gelata scompare, e d’improvviso lei riesce a pronunciare quelle parole di verità che avevano, invece, gelato lui. “Sto per morire”. Lo ripeteva in continuazione ora, quasi volesse combattere quegli anni di silenzio così pesanti. Ora quasi lo urlava, libera per la prima volta di dirlo anche a sé stessa, con una voce forte e un’anima lacerata.
“Sono anni che nascondo al mondo la verità. Mi è sempre piaciuto considerarmi una bambina, una ragazza, una donna “diversa”, una sopra le regole, una che non doveva nulla alla vita, perché la sua era già segnata. Mi sono sempre divertita a infrangere ogni regola, a sfidare il destino e gli altri, con la netta convinzione che non avrei potuto perdere di più: partivo sconfitta in partenza. Poi ho incontrato lui, non so come, nonostante i miei disperati tentativi di tenerlo lontano, me ne sono innamorata, in un modo che non avrei creduto possibile per “una” come me. Eppure l’amore ha la fantastica capacità di regalarti la speranza che, senza un perché, il finale della tua storia possa cambiare. Ma la malattia non vede con gli stessi occhi e così, Amore, con la morte nel cuore, ti dico addio, sperando solo che tu possa ricordare che continuare a vivere nel cuore di chi ti ama non è morire.”
© 2007 Lisa Malagò. Tutti i diritti riservati.
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6 comments
Comments feed for this article
Novembre 2, 2007 a 2:01 pm
thelittleday
All the things you wrote are like a huge BLA to me. Don’t know why, they just seem so…false and empty..
Novembre 2, 2007 a 2:16 pm
Lisa
Pubblico il commento perchè non si pensi che sono un’autrice tirannica e permalosa…vige ancora la libertà di espressione…anche se…No, scherzo…certo a un commento così stroncante sarebbe stato sensato far seguire almeno una motivazione, addirittura anche non ben argomentata, più che un “Don’t know why…”…così è decisamente troppo facile, non so perchè…
Lisa
Novembre 4, 2007 a 6:27 pm
Andraimi
please… keep writing useless things …
greatings your fan…
Novembre 23, 2007 a 8:40 pm
Angela
A me piace molto…quantomeno mi emoziona. Allora fregatene di chi commenta senza argomentare, non avrà nulla da dire, al contarrio della tua storia!
Novembre 23, 2007 a 8:43 pm
Lisa
credo siano due dei complimenti e consigli migliori che si possano ricevere!
Novembre 24, 2007 a 7:16 pm
Gio
E qui lo share si impenna!!