Si può perdere un’ora di sonno per un qualcosa scritto bene…se ne possono perdere anche due per qualcosa scritto per te. Non so quanto le mie dita abbiano realmente voglia di comporre la loro ipnotica melodia di tasti leggeri…suonano stanchi questa sera…suonano in silenzio, in uno spazio lasciato vuoto all’eco di nessuno.
Sto leggendo un libro, un libro importante, un libro che mi immagino essere un paio di occhiali per leggere dentro di me…il risultato è che per la prima volta mi sforzo di scrivere, mi sforzo di non far finire queste poche righe nel mucchio di pensieri non pubblicati. Lo faccio per me, più che per voi. Lo faccio per sentirmi ancora ancorata a questa terra, a questa vita. Lo faccio per sentirmi padrona del mio tempo, padrona di me. E mi sento così imperfetta e così infastidita, tesa e irrigidita nello sforzo di riprendermi quel mondo che esiste anche se illuminato dalla luce dell’amore. Strano come questa potente malattia riesca a cancellare dalla memoria ogni tua individualità. Il pensiero di ciò mi fa arrabbiare, vergognare, il più delle volte rassegnare…e ancora non capisco.
Ho pensato che avrei voluto chiudere questo capitolo, tornare a vaneggiare leggera nel silenzio di un posto solo mio, in cui essere segretamente libera di dire anche ciò che chi mi ama non vorrebbere sentire dalle mie dita sottili. Non voglio ferire, ma voglio parlare. Ho pensato che avrei voluto chiudere questo capitolo, tornare a vaneggiare leggera senza meta e senza responsabilità, senza scoprirmi a nessuno, libera di essere come sono…senza un perchè.
Vorrei essere me stessa. Devo essere me stessa. Non riesco ad essere me stessa.
Vorrei cancellare questo grigio che mi ha avvolto, tornare a respirare e fare di quel libro importante un paio di occhiali da sole, perchè dentro torni una luce abbagliante.
Voglio essere libera di non essere perfetta, libera anche solo dall’idea. Libera di riempirmi di sentimenti negativi perchè (cazzo) sono anche quelli umani, per svuotarmi e ricostruirmi ogni volta che ne senta il bisogno.
Vorrei che le cose non tornassero a posto, vorrei abituarmi al disordine della vita senza sperare che torni tutto come quando non si piangeva mai, perchè anche allora si piangeva lo stesso.
Vorrei tornare davvero a passare notti intere appesa a una tastiera, attaccata a una chitarra, stretta a un libro o una canzone. Vorrei lasciarti ingabbiato per novanta minuti senza soffrire di stupidità. Vorrei lasciarmi per novanta minuti senza impazzire di instabilità.
Ho voglia di qualcosa di diverso, che resti perfettamente uguale come tutto è.

2 comments
Comments feed for this article
Febbraio 17, 2009 a 7:02 pm
Anto
Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…come può lo scoglio, arginare il mare?!
mi veniva in mente questa frase, che penso esemplifichi al meglio il post e tutto quanto sta accadendo in questo, bel, periodo.
Se vuoi non leggo più il blog così puoi scrivere tutto quello che vuoi, eh eh eh eh, scherzo, lo sai quanto è importante per me!
Vedrai che tutto cambierà, rimanendo uguale ad ora, lo vedo e noto in te con una forza che prima non c’ era. Affronterai, insieme supereremo, qualsiasi scoglio!
Febbraio 20, 2009 a 2:10 pm
Giulia
Se chiudi il blog mi incateno alle inferriate di via Santa e sfido la notte fredda e i barboni che così diventeranno miei amici eh eh eh
A volte è difficile essere se stessi, ma è proprio con le parole (lette, scritte, dette) che si può dire chi si è e cosa si pensa. A volte è più difficile, ma non sei sola in questo cammino. Non rinunciare alle tue parole, perchè sono belle e perchè dicono la verità… Meglio rinunciare a un’ ora di sonno! Quella magari la puoi recuperare a lezione di nascosto eh eh
un bacio affettuoso!
Giulia