Mi sento sempre un pò più sola tra le pieghe di questa caperta.
Ma non è una solitudine fisica, è un abbandono emozionale. Un sentire che si è i soli ad emozionarsi per una voce, a sentire il cuore battere per una frase, a chiedersi cosa possa rendere il petto ancora più vuoto di così.
Lo sento il silenzioso scivolare delle mie lacrime, lo sento solo io, nonostate provi con disperata passione a farmi capire dagli altri, a spiegarmi a loro. La maggior parte delle volte resta tutto caos bianco. Bianco perchè la mia voce in queste pagine è fatta di lettere nere che imprimo sul color della neve, caos bianco perchè nessuno sa leggerlo. Caos bianco, mentre provo a raccontare la violenza di scoprire accanto a te un mondo che, nelle sue bassezze, odi con una rabbia che sfuma in triste rassegnazione.
A volte vorrei riprendere a dipingere i miei mondi, quei paesaggi netti che non conoscono disumano pensiero. Restare immobile, in silenzio, con le orecchie chiuse dalle mie mani, pregando che le mie stesse parole si mostrino reali…senza più alcun abisso da cui scappare.
Forse sarebbe più semplice che sperare di intrecciare le mie lacrime a quelle di un altro.