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Una serata così dolce da conservare quel retrogusto amaro che gratta in gola…come un sorso pieno di sciroppo alla mandorla, così, puro nella sua dolcezza, amaro nel suo ricordo finale.
La vivo un pò così, questa sera, come questa fine…fine di un’estate che lascia il posto alla vita bolognese, amata certo, ma mai quanto Te.
E dietro a quel ricominciare ricco di aspettative, sfide e novità, nascondo una piccola parte di me, spaventata e confusa…quella che in questi giorni nel litigare ha visto un congedarsi semplice e sicuro, quella che, in ogni sorriso che mi hai regalato ha sentito la tua mano scivolare un pò più lontana.
Non sono i chilometi che mi spaventano, ma i cambiamenti. Questo è il primo per noi, dopo sei mesi…e anche se lontani lo siamo già stati senza separci mai, la dolce abitudine di baciarti ogni giorno mille volte non è qualcosa a cui so rinunciare facilmente.
…e inizia così l’ultimo giorno della loro prima estate insieme…letto così, lo so, mette un pò di malinconia…

Tarifa, Agosto 2008

E ricordo il malumore che tu facesti portare via da un’onda alta e potente, l’onda del tuo amore, soffiata dal vento delle tue parole.
Quelle parole che parlano di un futuro che sai solo sognare ma che continua a raccontare di noi, avvolti da un telo che stringe qualcosa di più che i nostri semplici corpi.
Anime unite, nella serenità di un momento che vorresti eterno. Perchè l’oceano non potrebbe far altro che farti, meravigliosamente, sognare.
E noi accettiamo l’agrodolce attesa, dipingendo come quel Plasson, un mondo agli altri invisibile eppure per noi così perfetto.
Senza che resta ricordo più bello se non quello di  noi due su quella spiaggia, nel viaggio di ritorno al presente che non scolorisce la voglia di potersi stringere in un solo futuro.
Ti amo.

A Seba

C’è chi deve aspettare. C’è chi sa farlo, anche se è dura.
Io non lo so cosa si prova ad attendere l’arrivo verso un traguardo che sembra non giungere mai. Quasi non fossi capace di correre abbastanza forte verso quella “fine” che sai essere solo la prima parte di un nuovo inizio.
Io non lo so cosa di prova a sentirsi ora un pò soli a quell’arrivo, forse un pò troppo per trovare qualcuno con cui gioiere, con cui condividere le paure di quella nuova strada che bisogna intraprendere, perchè fermi non si può stare.
Però sono fiera di Te, perchè non hai mollato, anche quando sembrava molto facile farlo. Perchè hai dimostrato a te stesso che comunque vadano le cose il tuo obiettivo, oggi è conquistato.
E a me non può che scendere un lacrima sincera nel pensare che non sarò lunedì lì accanto a Te, in un momneto che vorrei solo vivessi con la serenità e la gioia che meriti.
Però sai che ti penserò, senza mai smettere di ricordarti che un pezzettino di questa laurea che vai a conquistare è anche un pò mio, perchè anche se lontana, a Mantova o a Bologna, mi hai sempre avuto  estremamente vicina. E sarà così, anche se ora il futuro ti spaventa un pò.

Ti voglio bene, e tu lo sai…
in bocca al lupo per ogni cosa!

I pensieri sono qui nella mia testa. Vorrei avere la costanza di lasciarli cadere, come lente gocce di pioggia, proprio qui, come ho sempre fatto. Eppure mi capita spesso di tenerli dentro, senza dare aria a ciò che spesso ne toglie a me.
Perchè è sempre facile pensare e altrettanto difficile dimenticare.
22 settembre, l’autunno alle porte. Un’estate che è volata, accanto a Te che amo, lontana da molte persone, forse troppe, che non hanno però smesso di pungere come piccoli spilli, a volte con piacevole solletico, a volte con una lacrima acuta.
Il primo pensiero vola in Olanda, a chi è partito, non ha salutato e non ha rimediato. A chi mi ha deluso, senza poi riuscire a scriverlo davvero quel breve messaggio che avrebbe dovuto salutare due amici, un tempo compagni di viaggio imbarcati in una nave che si era ripromessa di non affondare. Ma forse eran solo promesse da marinai…
Poi ci sono io, lontana da chi sta cercando di prendere la sua strada, da chi ha compreso che “arrivati a un certo punto è necessario cambiare pagina”. A chi sta scegliendo, con coraggio. Sono sempre pensieri affannati, tra nostalgia, felicità e il dispiacere di esserci solo con un messaggio, sentirti con una mail. Mi mancano così tante cose che in poco sono diventate una piccola “maledetta” abitudine. Ma non potrei dire qualcosa di diverso se non che mi spiace se, nel buio, ti sei girato e di me hai intravisto solo un’ombra. Spero che la luce torni, come quel pomeriggio a Bologna, quello in cui mi hai “salvato” tu!
Infine ci sono gli occhi in cui rivedo me stessa, gli occhi di un fratello, il mio. Gli occhi velati, lontani. Gli occhi che spesso non so affrontare e che non potrei mai guarire. Gli occhi che vorrei asciugare, anche versassero tutte le lacrime del mondo. Forse non sono capace di essere quello che vorrei accanto a te, per te, ma so che senti il bene che ti voglio, perchè potresti anche dimenticarne metà, ma esso ti basterebbe comunque per tutta la vita.

Mi ritrovo qui, in uno spazio a cui sempre meno dò vita…non scrivo più, di questo mi rendo sempre più conto, con sofferenza e lasciva rassegnazione.
Forse non ho più nulla da dire, o forse non ho più nulla per cui soffrire. Una volta bastava un soffio di vento, il suo sfiorarmi timidamente una mano, una nottata spesa in solitudine o la solita litigata con un amico bolognese. Una lacrima spesso scivolava silenziosa giù da una guancia e io iniziavo a digitare veloce, in un tintinnio di tasti leggeri. Una volta avevo semplicemente più tempo per la vita, passando ore ad osservare tutto, me per prima. Ora ci sei Tu. E senza che sappia lottare contro questa mia debolezza, vengo attratta a te, incapace di desiderare altro, tu pianeta e io satellite. Eppure ancora lotto, nonostante le forze siano sempre meno, provo a tenermi aggrappata alla mia traettoria, senza che la mia orbita si confonda con la tua. Ma resistere non è mai stato quello che desidero per noi.
Tu però mi chiedi di scrivere, anche quando questo blog sembra per un attimo aver perso di senso…mi chiedi di scrivere perchè sai che è così ce io respiro, perchè è così che è nato un “noi”, perchè non ti stanchi mai, ogni mattina, di cercare una riga che non ho scritto.

E io lo farò, accantonando con fatica quella paura di mettere troppo spesso questo amore rapace davanti a tutto, trasformando un racconto di triste pensiero in una favola a lieto fine.

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