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Mi manchi Tu, l’amica del cuore di anni di crescita, quella che avrei giurato sarebbe rimasta al mio fianco per sempre…

Mi mancano le vacanze in montagna, a disegnare magliette strane per poi ritrovarsi un piatto di biscotti come dolce regalo…

Mi mancano le settimane al mare, le nostre chiacchiere, le telefonate ai morisi e la colazione alla mattina…

Mi mancano i compleanni organizzati insieme, le partite di pallavolo, i pomeriggi in piscina e le telefonate estenuanti…

Mi mancano i segreti confessati, gli amori raccontati, i diari da scambiare e le buffe lettere ricevute tra un’orae e l’altra di lezione…

Mi mancano i vestiti scambiati, i pareri richiesti, le serate davanti alla tv, le cene in famiglia, il risvegliarmi nel lettone dei tuoi…

Mi manca la nostra amicizia, quello che eravamo e quello che non siamo più…facendo la classica rima, mi manchi Tu.

Non so se ho la forza di odiarmi. L’orgoglio l’ho messo in conto già da tempo, ma la mia forza ancora non la conosco. A volte vorrei riuscire a farlo. Mettere nel cassetto del nulla tutta “me”, quella che sono, e chiudere a chiave, per un pò, almeno fino a quando non potrò dire di aver migliorato qualcosa.
Poi manca sempre la forza, però. Quella che ti fa andare avanti nel cancellare Te, i tuoi sbagli, ignorando, anzi dimenticando, che quello che non vuoi è ciò che Lui ama, e che vi lega indissolubilmente.

Forse si dovrebbe solo cercare di cambiare, ma a volte credo che i difetti abbiano radici così profonde che nessun giardiniere saprebbe estirpare.

Mi sento così. A metà.
Ricordo vite lontane di altri, perfettamente consapevole di quello che non sarei diventata, di quello che non avrei “voluto” essere e di quello che non avrei “potuto”, infine di quello che non avrei “dovuto”. Io e gli altri, gli amici, l’amore.
Poi mi ritrovo qui: a cancellare con le mie stesse azioni le convinzioni di una vita.
Poi mi ritrovo qui: sicuramente innamorata, e quindi un pò incoscente, e quindi un pò controcorrente.

E non lo so più chi sono, tanto che, in un piccolo angolo in fondo al cuore, sento l’orgoglio bruciare.

Mi chiedi perchè non scrivo. Forse perchè la felicità non la so raccontare, forse perchè, per paura, non la voglio raccontare.
Non so, l’istinto mi dice che è carattere.
Ma poi mi fermo e penso che c’è tanta confusione: una confusione buona, come quella che popola i mercati di erbe e spezie nel caldo mattino del centro città. Una confusione allegra, pacifica, quasi irrinunciabile. E comprendo che potrebbe bastarmi il solo aroma dei tuoi baci, ma che non si può vivere così in un mercato pieno di odori e di sapori.
E vorrei che il mondo girasse molto più lento, per non staccarmi da te così irrealmente presto, per non allontarmi così definitivamente da quello che sono e da quello che conservo a difesa di mille paure.
Cosa sia giusto non lo so, il cuore e l’istinto mi portano a te, eppure la ragione volge il mio sguardo pigro d’amore ad altro, ad altri.

Cosa sia giusto non lo so, eppure rifletto su questo ogni giorno che t’amo di più.

Di paradossi si parlava. E va bene così.
Ma una certezza non potrà essere cancellata: la malinconica tristezza che si impossessa della nostra vita in alcuni istanti di profonda solitudine resta, e sempre resterà, la più grande fonte di ogni arte. E così sembra cadere seccato al sole, come una pianta a cui, sbadatamente, si è dimenticato di dare acqua, questo mio spazio di pensieri (spesso) tristemente miei.
Sento così limitata la mia pelle, così stretta in un corpo che vorrebbe uscirvi, incapace di essere ingabbiato in qualcosa non adatto a contenerlo. E ancora mi fermo a pensare a me come a quella pelle, la stessa priva della capacità di dare corpo alle parole che navigano sotto la mia superficie.
Esse veleggiano il mio sangue, nutrendosi di me, incapaci di raccontare l’amore e la felicità.
Come un bambino che sa solo lamentarsi del ginocchio sbucciato, piango lacrime facili come le parole che ho impresso nei momenti in cui la ferita briciava, senza nessuna crosta attorno.
Ora il mio ginocchio è guarito, riprendo serena quel gioco pericoloso che è l’Amore, senza nemmeno più ricordare che è possibile cadere,
senza nemmeno più ricordare come comporre parole in modo lieve.

A volte vorrei solo saper Scrivere. Questo basterebbe.

Vorrei poterti dare quello che mi manca
Vorrei poterti dire quello che non so
Vorrei che questa pagina tornasse bianca
Per scriverci
Ti amo…punto.
Vorrei che questa pagina tornasse bianca
Per scriverci
Ti amo…punto. **

Le nostre serate, sul ring di noi due, a combattere contro me e sappiamo il perchè.
Incredibilmente belle, così come una pagina che tornando bianca cancella le paure di un passato sbagliato.
Già, perchè poi mi basta sentire la presa delle tue mani, che non mi vogliono lasciare andare alla notte che ci separa, per capire “il tutto”.

Ancora una volta, momenti stupendi.

** Punto, Jovanotti

Forse non le capirò mai:
gocce di sudore unite in un abbraccio amaro a quella lacrima che nascondi, ma che, in te, sai di conoscere.
A volte mi chiedo se saprò mai capire te,
che con indescrivibile sicurezza asciughi le mie, di lacrime,
senza preoccuparti di quel sorriso che aspettavi ma che hai smarrito.
Credo vorrei solo catturarne uno nuovo per te,
porgertelo come segno del mio amore,
così che possa risplendere, quasi disegnato, sul tuo volto.
Si potrà?

Io non lo so da dove fai nascere quella forza che ti illumina anche quando va tutto così.
So solo che la tua luce è così potente da schiarire anche le mie ombre.
Ma poi mi fermo e comprendo che ancora una volta tu “dai”,
lasciandomi impotente davanti al tuo amore.
Ci sono momenti così: in cui ho paura di essere un lento gocciolio d’acqua per quel lume che sei Tu.

E settembre, con la sua pioggia, arriverà e poi passerà…
…INSIEME.

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