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Preoccupata, questo molto.
Sorpresa, purtroppo, no.
Questo è quello che mi lascia l’Italia, a pochi giorni dalle elezioni.
La sinistra scompare, la destra al potere, la Lega con lei…
Non me lo so spiegare: rincorro ogni parola dei più svariati telegiornali o programmi d’informazione politica, mi chiedo con insistenza cosa nasconda questo risultato, quale sia la fotografia del mio Paese, della mia società, da cui, lo ammetto, mi sento lontana. Oggi un pò più di ieri.
E in questo risultato, in questa scelta, io leggo paura. Paura per un’Italia che va male e questa, sì sa, non è una novità. Lo è, per me, la visione di un mondo che mi appare un pò meno “libero” oggi…un futuro in cui pensare sempre più a sè stessi e sempre meno agli altri. Per chi sta bene, in fin dei conti è facile…gli altri beh…possono sempre aspirare a un matrimonio con la casata “berlusconi”, ma questa è una battuta fin troppo facile. Non voglio, non sarebbe intellettualemente onesto, criticare prima ancora di “vedere”, ma lasciatemi sottolineare il paradosso della nostra politica, in cui ritrovo una estrema lucidità nel fotografare i problemi del nostro Paese: tutti sanno cosa non va, tutti sanno cosa andrebbe fatto, ma poi ci si ritrova sempre da capo, e non solo a causa della destra, sia ben chiaro.
Quello che mi preoccupa però è l’allontamento netto, quasi il riufiuto, da un’ideologia, quella di sinistra, l’abbandono della voglia di essere una società unita, moderna, civile…una società che possa vantare, non solo una crescita economica, peraltro necessaria, ma anche una crescita evolutiva su temi altrettanto importanti. E sfuma la possibilità di vedere concretizzarsi passi importanti, passi che vedano diritti riconosciuti per le coppie di fatto, la laicità necessaria a uno stato come il nostro, la difesa della pace e la lotta per il disarmo, la difesa della convivenza, dell’inclusione e della cittadinanza…priorità diametralmente opposte rispetto a quelle che il voto in Italia ha posto in evidenza.
La vittoria è della destra, la vittoria di un universo che gira al contrario del mio. Un universo in cui, lo ammetto, mi sento disorientata e confusa.
Resta così una riflessione sul mondo che mi circonda, che non attacca direttamente nessuna forza politica sia chiaro, ma che si fonda sulla convinzione che così non può andare.
Perchè così non vince nessuno, ma perdiamo qualcosa tutti.
E attendo…immobile.
Adesso ho anche io paura.
A difesa di quel “mostro”, di quel “diverso”, di quel “nuovo” che spaventa per la sua stessa natura.
Di quello che ci è più facile additare, di quello che c’è più comodo incolpare.
Di quello che non vogliamo avvicinare, non vogliamo guardare.
Per la paura che nei suoi occhi sia possibile ritrovare noi stessi.
Dicono che sia capace di uccidere un uomo
non per difendersi, solo perché non è buono
Dicono loro che sono scienziati affermati
classe di uomini scelti e di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
E’ alla ricerca di un posto lontano dal male
certo una grotta in un bosco sarebbe ideale
ma l’unico posto tranquillo è quel vecchio cortile
l’unico spazio che c’è per un grande animale
Dicono “Siamo in diretta…” lo scoop è servito
“…questa è la tana del mostro, l’abbiamo seguito”
Dicono loro che sono cronisti d’assalto
classe di uomini scelti di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente
l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
Basta passare la voce che il mostro è cattivo
poi aspettare un minuto e un esercito arriva
bombe e fucili ci siamo, l’attacco è totale
gruppi speciali circondano il vecchio cortile
Dicono che sono pronti a sparare sul mostro
“Lo prenderemo sia vivo che morto sul posto !”
Dicono loro che sono soldati d’azione
classe di uomini scelti e di gente sicura
ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
Vorrebbe farsi un letargo e prova a chiudere gli occhi
ma lui sa che il letargo viene solo d’inverno
riapre gli occhi sul mondo, questo mondo di mostri
che hanno solo due zampe ma sono molto più mostri
Gli resta solo una cosa
chiamare il suo mondo lontano
lo fa con tutto il suo fiato, ma sempre più piano…
Vorrei poterlo salvare, portarlo via con un treno
lasciarlo dopo la pioggia, là sotto l’arcobaleno…
Il mostro, Samuele Bersani
Perchè non saprei pensare a un testo più bello e reale…
Le mie parole sono sassi,
precisi e aguzzi pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese;
Sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi
che accendono negli occhi infinite attese;
Sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate, poi centellinate;
Sono frecce infuocate che il vento e la fortuna sanno inidrizzare;
Sono lampi dentro a un pozzo cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato;
sono foglie cadute, promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate;
Sono note stonate,
su un foglio capitate per sbaglio, tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire, lo ammetto.
Strette tra i denti, passate e ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate.
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare;
Sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire;
Sono andate a dormire
sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare,
fanno come gli pare, si perdono al buio per poi ritornare;
Sono notti inteminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole;
Sono questo le parole, dolci o rancorose,
piene di rispetto oppure indecorose;
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno, un altro prima di partire;
Le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire
Strette tra i denti, risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade fendenti,
al buio sospirate,
perdonate, da un palmo soffiate.
Le mie parole, Samuele Bersani

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