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Qui c’è un gabbiano che non sa dove trovare riposo
Eccomi così, a scrivere che non scriverò…almeno per un pò.
CHIUSO PER FERIE, insomma.
Qui le cose vanno! A volte credo filino benissimo, a volte apro gli occhi e penso che solo una cosa va, le altre sarebbero tutte da rifare. E’ un continuo gioco di alti e bassi che lascia come punto fermo, in tutto questo, solo Te.
E guardo fuori dalla mia finestra, un sole caldo, riscoperto, scalda la mia pelle. Credo che sarebbe tutto perfetto così, se potessi cristallizzare tutto in un momento di solitudine incoscente. Vorrei bloccarmi qui, il viso illuminato dal sole, il caldo leggero su di me, il mio mondo fatto di parole e l’assenza di ogni pensiero. Ma so che così non potrà essere. Al bello segue sempre il brutto, agli alti i bassi, ai sorrisi che mi regali Tu le lacrime che altre situazioni fanno nascere. E l’equilibrio, quel punto lontano che non ruota mai intorno a me, sembra prendere la via della tangente.
Ho paura. Un pò, ma ne ho.
Perchè quando giri la pagina di un vecchio capitolo per iniziarne un altro non sai mai cosa potrà accadere a quei personaggi che tanto hai amato e che tanto ami, non sai chi scomparirà, che riderà, chi si innamorerà e chi, invece, vorrà lasciare per sempre quella storia.
L’incongnita di ogni vita mi lascia immobile e apatica.
CHIUSO PER FERIE, insomma.
Perchè di certe cose, per quando bellissime, non riesco mai a parlare senza cadere nella banalità di parole che la felicità ancora non la sanno raccontare.
Perchè di certe cose, purtroppo molto tristi, non voglio raccontare, perchè ogni parola in più è una piccola ferita, un taglio di incomprensione che non merito.
Perchè di certe cose, decisamete meno importanti, non è così essenziale parlare, gli esami che non riesco proprio a preparare non sono mai stati elementi di interesseresse letterario.
Chiuso per ferie, insomma.
Nell’attesa di un punto fermo che non vedo ancora arrivare.
Perchè ci sei Tu, lo so, ma quello che mi serve è da scoprire dentro di me.
A presto,
…con un filo di tristezza.
Vicino all’amato, Goethe
Penso a te quando il bagliore del sole
s’irradia dal mare;
penso a te quando il barlume della luna
si specchia nelle fonti.
Vedo te quando per via, lontano,
si solleva la polvere;
di notte, quando sul ponte sottile
trema il viandante.
Ascolto te dove con cupo scroscio
l’onda s’innalza;
nel bosco quieto vado spesso e origlio
quando tutto è silenzio.
Sono vicino a te, pur se tanto lontano
tu mi sei accanto.
Cala il sole; tra poco brilleranno le stelle.
Se tu fossi qui, adesso!
Vorrei chiederti di non avere mai paura di lasciarti andare
Vorrei chiederti di lasciare che i fili delle nostre vite si intreccino così
Vorrei chiederti di non smettere di guardarmi come se fosse la prima volta
Vorrei chiederti di restare sempre come sei
Vorrei chiederti tante cose, ma senza poterne promettere alcuna
Vorrei chiederti di restare anche questa notte al mio fianco,
per potermi svegliare ancora tra le tue braccia
Ci sono persone che sanno bloccarmi, sanno impedirmi di essere quella che voglio diventare. Lo sanno fare con una forza che mi toglie ogni energia e voglia di ribellarmi, lo fanno in silenzio, senza che la loro voce tradisca emozione. Ci sono persone che non sanno accettare quella donna che lentamente sto portando alla luce, senza accorgersi che non è possibile lottarvi contro. E resto a piangre lacrime amare, sentendomi nel mezzo di una guerra che non voglio combattere, con ferite che tornano a sanguinare e una sconfitta alle porte. Dicono che sia sola davanti alla mia vita, che sia ora di guadare in faccia certe persone e smettere di soffire. Dicono che davanti a un muro non si possa sempre segliere di tornare indietro ma, lentamente, quel muro debba essere scalato.
Io non lo so…so solo che ogni giorno che passa tutto questo mi pesa sempre di più, e vorrei solo porre fine a tutto ciò che vi riguarda.
Ma ancora una volta mi ritrovo a compiere una scelta…e ancora una volta non so che fare.
Preoccupata, questo molto.
Sorpresa, purtroppo, no.
Questo è quello che mi lascia l’Italia, a pochi giorni dalle elezioni.
La sinistra scompare, la destra al potere, la Lega con lei…
Non me lo so spiegare: rincorro ogni parola dei più svariati telegiornali o programmi d’informazione politica, mi chiedo con insistenza cosa nasconda questo risultato, quale sia la fotografia del mio Paese, della mia società, da cui, lo ammetto, mi sento lontana. Oggi un pò più di ieri.
E in questo risultato, in questa scelta, io leggo paura. Paura per un’Italia che va male e questa, sì sa, non è una novità. Lo è, per me, la visione di un mondo che mi appare un pò meno “libero” oggi…un futuro in cui pensare sempre più a sè stessi e sempre meno agli altri. Per chi sta bene, in fin dei conti è facile…gli altri beh…possono sempre aspirare a un matrimonio con la casata “berlusconi”, ma questa è una battuta fin troppo facile. Non voglio, non sarebbe intellettualemente onesto, criticare prima ancora di “vedere”, ma lasciatemi sottolineare il paradosso della nostra politica, in cui ritrovo una estrema lucidità nel fotografare i problemi del nostro Paese: tutti sanno cosa non va, tutti sanno cosa andrebbe fatto, ma poi ci si ritrova sempre da capo, e non solo a causa della destra, sia ben chiaro.
Quello che mi preoccupa però è l’allontamento netto, quasi il riufiuto, da un’ideologia, quella di sinistra, l’abbandono della voglia di essere una società unita, moderna, civile…una società che possa vantare, non solo una crescita economica, peraltro necessaria, ma anche una crescita evolutiva su temi altrettanto importanti. E sfuma la possibilità di vedere concretizzarsi passi importanti, passi che vedano diritti riconosciuti per le coppie di fatto, la laicità necessaria a uno stato come il nostro, la difesa della pace e la lotta per il disarmo, la difesa della convivenza, dell’inclusione e della cittadinanza…priorità diametralmente opposte rispetto a quelle che il voto in Italia ha posto in evidenza.
La vittoria è della destra, la vittoria di un universo che gira al contrario del mio. Un universo in cui, lo ammetto, mi sento disorientata e confusa.
Resta così una riflessione sul mondo che mi circonda, che non attacca direttamente nessuna forza politica sia chiaro, ma che si fonda sulla convinzione che così non può andare.
Perchè così non vince nessuno, ma perdiamo qualcosa tutti.
E attendo…immobile.
Adesso ho anche io paura.
A difesa di quel “mostro”, di quel “diverso”, di quel “nuovo” che spaventa per la sua stessa natura.
Di quello che ci è più facile additare, di quello che c’è più comodo incolpare.
Di quello che non vogliamo avvicinare, non vogliamo guardare.
Per la paura che nei suoi occhi sia possibile ritrovare noi stessi.
Dicono che sia capace di uccidere un uomo
non per difendersi, solo perché non è buono
Dicono loro che sono scienziati affermati
classe di uomini scelti e di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
E’ alla ricerca di un posto lontano dal male
certo una grotta in un bosco sarebbe ideale
ma l’unico posto tranquillo è quel vecchio cortile
l’unico spazio che c’è per un grande animale
Dicono “Siamo in diretta…” lo scoop è servito
“…questa è la tana del mostro, l’abbiamo seguito”
Dicono loro che sono cronisti d’assalto
classe di uomini scelti di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente
l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
Basta passare la voce che il mostro è cattivo
poi aspettare un minuto e un esercito arriva
bombe e fucili ci siamo, l’attacco è totale
gruppi speciali circondano il vecchio cortile
Dicono che sono pronti a sparare sul mostro
“Lo prenderemo sia vivo che morto sul posto !”
Dicono loro che sono soldati d’azione
classe di uomini scelti e di gente sicura
ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
Vorrebbe farsi un letargo e prova a chiudere gli occhi
ma lui sa che il letargo viene solo d’inverno
riapre gli occhi sul mondo, questo mondo di mostri
che hanno solo due zampe ma sono molto più mostri
Gli resta solo una cosa
chiamare il suo mondo lontano
lo fa con tutto il suo fiato, ma sempre più piano…
Vorrei poterlo salvare, portarlo via con un treno
lasciarlo dopo la pioggia, là sotto l’arcobaleno…
Il mostro, Samuele Bersani
Perchè non saprei pensare a un testo più bello e reale…
Le mie parole sono sassi,
precisi e aguzzi pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese;
Sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi
che accendono negli occhi infinite attese;
Sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate, poi centellinate;
Sono frecce infuocate che il vento e la fortuna sanno inidrizzare;
Sono lampi dentro a un pozzo cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato;
sono foglie cadute, promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate;
Sono note stonate,
su un foglio capitate per sbaglio, tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire, lo ammetto.
Strette tra i denti, passate e ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate.
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare;
Sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire;
Sono andate a dormire
sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare,
fanno come gli pare, si perdono al buio per poi ritornare;
Sono notti inteminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole;
Sono questo le parole, dolci o rancorose,
piene di rispetto oppure indecorose;
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno, un altro prima di partire;
Le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire
Strette tra i denti, risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade fendenti,
al buio sospirate,
perdonate, da un palmo soffiate.
Le mie parole, Samuele Bersani
Come un eterno punto.
Quello che separa l’ultima parola di un capitolo dalla prima del successivo.
Così mi sento,
perchè un minuscolo punto è quello che sono.
Senza potere sul passato,
senza illusioni sul mio futuro.
Mi sento così, sì.
E guardo a quel nuovo capitolo con uno strano presagio,
come quando passeggiando in una città addormentata
non puoi fare altro che girarti verso lui e dire:
” Accadrà qualcosa di brutto. O forse ho solo Paura.”
Forse le scrivo qui perchè scappare non possano più.
Inchiodo i loro polsi sanguinanti,
con chiodi di fogli e parole.
Un inchiostro pesante macchia questo foglio
che prima ancora della pioggia di lettere blu
assorbe il mio terrore.
Più che ogni altro istinto può la paura,
capace di frenarti sulla soglia della vita
senza renderti partecipe di nulla,
neanche di te.
Forse le scrivo qui le mie paure,
le inchiodo con freddezza consegnandole
all’eterno.
Non so cosa sia peggio…
…se l’incoscienza
…la consapevolezza
…se l’orgoglio
…la testardaggine
…l’insicurezza
…o la paura
Non so mi si incolli meglio addosso, se
…l’amore
…la solitudine
…il dolore
…l’amicizia
…l’impotenza
Sono giorni che mi soprono così: intenta nel capire chi sono, intenta nell’essere migliore, tesa al futuro, ma con una mano ben salda al presente, nonostante gli sbagli, le litigate, le giornate spensierate e le disattenzioni involontarie.
Una donna, una giovane donna, con
…meno aspettative ma gli stessi sogni: una di quelle che accetta che alcune persone la sappiano amare a loro modo, senza pensare che non la amano solo perchè quel modo non corrisponde al suo
…meno illusioni e più tranquillità: una di quelle che cerca di affrontare con serenità il quotidiano, senza passare la notte a spaccarsi la testa su qualcosa che non si può controllare
…meno irragionevoli egoismi: una di quelle che sa quando è giusto pretendere e quando è necessario invece lasciare, senza che il rapporto che ha con gli altri risenta delle insicurezze che si porta dietro
…meno paure: una di quelle che la vita la affronta a testa alta, anche se fa schifo, anche se il carico sulle spalle pesa, anche se molto spesso il peso che porti è quello degli altri, e non c’è soluzione.
Giorni così, senza certezze, forse con i soliti dubbi, gli stessi errori…ma con la decisa volontà di ammetterli prima che siano gli altri a farlo. Giorni in cui si cresce, un poco alla volta.
Giorni in cui anche le cose belle, sembrano un’arma a doppio taglio.
Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio.
Sarà per quello che l’arrivo della primavera, il cambio di stagione, il conseguente “cambio degli armadi” – via i maglioni e fuori le t-shirt – porta nella mia vita una ventata di negatività.
Odio il “cambio degli armadi”, e -sì Mamma, lo so- …è perchè sono pigra, disordinata, eternamente legata alle vecchie magliette e ai maglioni, che non vorrei mai buttare e che, conseguentemente, non butto da anni e anni, nonostante restino sempre piegati in bella vista in sacchetti trasparenti, senza essere mai indossati, da anni e anni…
Odio il “cambio degli armadi”, soprattutto quando passano tra le mie mani trame intessute di ricordi, fantasie che la mia mente intreccia con istanti particolari, con volti, amori, amicizie…con lacrime, sorrisi.
Ma alla Mamma non si può dire di no. Così anche quest’anno affronto il giorno che nella mia mente ufficialmente segna l’inizio della primavera, un giorno che mi lascia dentro un complicato puzzle di emozioni diverse: un sorriso, la nostalgia, la decisa consapevolezza che così non vorrai più essere, così non vorrai più vivere…scelte: giuste, sbagliate, ancora incerte.
Il vestito che amava lui, la maglia presa con lei…il primo appuntamento, quei jeans che ora ti sembrano così ridicoli…quella gonna che tanto ami e che se non torni in forma non metterai di certo quest’estate, quella canotta che invece in vacanza non potrai proprio non lasciare a casa.
Ed è uno scontro complicato: una lotta tra ricordi che affiorano come boe al largo di un porto, senza possibilità di spingerli giù, ricordi belli che trascinano con loro nostalgia, ricordi brutti, gelide consapevolezze.
Una lotta tra le diverse Te: quella che conviveva bene con sè stessa, quella che felice si era comprata quella gonna forse un pò troppo corta, quella che quella gonna non la vorrebbe mai più mettere e quella che si costringerà a rindossarla, dopo aver passato mesi a provare a sentirsi più bella.
Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio.
Forse è per quello che la fine del “primo” giorno di primavera mi lascia una scia di stanca confusione, come una lumaca che a fatica si trascina nel buio di una notte umida.
E sempre per questo, forse, la notte del “primo” giorno di primavera mi lascia indifferente al sonno, incastrata tra quelle stoffe, quelle trame e quelle fantasie, e con loro quei ricordi, quelle insicurezze, nostaligie e rimpianti.
Quasi quei capi inanimati fossero qualcosa di più che semplici coperte della mia anima. Ma ne fossero parte e portassero con loro, per questo, ricordi ed emozioni, anche quando getto distratta una vecchia maglia comprata con Mamma quando ero appena una ragazzina, quando al mio futuro ancora non pensavo perchè a quindici anni esiste solo il presente…
Lascio questo compito a un messaggio nel cuore della notte
un messaggio che parli di quelle paure
che sono come
scheletri nell’armadio

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