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Questa è la storia del pianeta Rodondo,
non così felice del suo esser rotondo!
I più penseranno alla sua vita come stellare,
d’altronde tutti nell’universo vorrebbero abitare.
Ma Rodondo non trovava così bello quel mondo,
che noioso doveva apparire
a chi tutto del cosmo dapeva già dire.
Se ancora qualcosa agli uomini non era dato sapere,
nulla esisteva che quel pianeta dovesse ancora vedere;
aveva così perso il dono della curiosità
a causa della troppa verità.
Rodondo allora desiderò scappare,
tra tutte quelle stelle non più stare.
Pettegole e un pò superbe,
lo stavano a guardare
senza che lui potesse decidere per sè che cosa fare.
Arrivò ben presto il giorno della fuga,
là dove lentamente la Via Lattea s’asciuga.
Scelse una dimora un pò fiabesca,
immerso in un cocktail a gusto di pesca.
In un bicchiere gigante volle soggiornare,
finchè il suo corpo a mollo potè stare.
Ma non fu facile abbandonare il sogno
di viver finalmente alla periferia di Codogno
e veder con gioia accanto a sè
pasticcini, dolci e tazze da thè.
A noi piace immaginarlo così,
anche se un triste giorno Rodondo morì.
Prima di scoppiare nel suo bicchiere però
qualcosa mormorò…
voleva ricordare a chi non ci pensa mai
che anche con tanto alcool non si risolvono i guai!
“Alla base dell’assunzione delle droghe, di tutte le droghe, anche del tabacco e dell’alcol, c’è da considerare se la vita offre un margine di senso sufficiente per giustificare tutta la fatica che si fa per vivere. Se questo senso non si dà, se non c’è neppure la prospettiva di poterlo reperire, se i giorni si succedono solo per distribuire insensatezza e dosi massicce di insignificanza, allora si va alla ricerca di qualche anestetico capace di renderci insensibili alla vita.”
U. Galimberti
L’ho letto, mi è piucito, l’ho riportato

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