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E nel finale di una giornata che vorrei dimenticare, arrivi tu.
Dolcissimo “imprevisto”. Secondo passo verso l’idealtipo.
Sempre meno ideale. Sempre più tipo.
E mentre guido verso casa, la radio va…e mi convinco che le parole di una canzone leggera sembrino ricamate su questa notte.
Ovunque tu sei, resta come sei…(t’anto) anche lontano ti troverei.
Anche se un giorno crederai di non conoscermi più. (eh eh eh)
PS: Allego mentalmente quella frase in pugliese che finiva con “bene”…eh eh eh
Io non lo capisco perchè fa così male non capirti.
Perchè mi lascia una scia di tristezza dentro per qualcosa che non vorrei, per qualcosa che odio.
Il nostro scontro improvviso, il nostro scontro che non immaginavo neanche nelle più buie conclusioni di una mattina dedicata a te.
Dedicata a te, quando forse tu non lo riesci a immaginare.
E così mi prendo una pausa (forzata) da qualcosa che non so capire, non so raccontare.
Dai miei sbagli, sicuramente, ma anche da tante altre cose che scelgo di cancellare.
E sentirti lontano mi fa male, e tu lo sai, e tu non ti avvicini.
Cosa dovrei fare? Resto così:
…nell’attesa di rincrociare i tuoi occhi, nella consapevolezza che non è mai tutto in discesa con te, nella speranza di aggiungere un altro piccolo segno sul mio braccio, un piccolo livido a memoria della nostra pace, della tua.
Anche se fa male, anche se la traccia resta.
Anche perchè “senza” è come tornare a sentirsi nuovamente soli.
In due è molto meglio. Lo sai.

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