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Ricarico le pile.
E la mia batteria sono le nostre voci lontane tenute insieme da un telefono.
Che leggerezza sento sotto la pelle.
Ti sommergo di parole, parole e parole e tendo l’orecchio nell’attesa della tua pronta risposta.
Mamma quanto mi piace chiamarti: non passa neanche un secondo e tutto già ride.
Io sopra ogni altra cosa: rido con convinzione, con spensieratezza, con sorpresa per quella nuova battuta, quel gioco che è semplicemente spontaneo, nella maniera più bella e indescrivibile.
Amo ridere, amo il modo in cui tu me lo permetti.
Una telefonata e ricarico le pile,
prendendomi finalmente un pò di tempo per la nostra amicizia, senza nessuna ombra.
A esami finiti, a febbre (quasi) svanita.
Così, senza nulla di più rilassante, io e te chiacchieriamo leggeri
e svuoto il cassetto delle “cose da raccontarti assolutamente”, dove raccolgo milioni di parole che vorrei assolutamente dividere con te, racconti del mio mondo strano e strampalato.
E progetto un finesettimana idealtipo, in cui la felicità sarà massima e non esisteranno arpeggi.
Miglior ricarica di così?
((Quella che la mamma mi ha regalato, perchè io possa telefonarti…))

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