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Una mano che preme sul cuore, una lieve pressione che potresti anche ignorare se non ti impedisse di respirare. E’ così questo sentimento, questo lieve malore che mi stringe la gola, che blocca lo spensierato sorriso nella mia giornata, che mi fa rifugiare in una canzone e qualcosa da scrivere. Eppure anche le parole escono soffocate da mani che non sanno cosa afferrare, indecise e lasciate pesantemente cadere su questi piccoli tasti neri. Mani inutile, mani che vorrebbero stringerne altre e altre che fuggono via, che non si fanno trovare o che semplicemente non possono essere qui. E il mio pensiero corre a loro, a lui che sceglie di non parlare nonostante tu vorresti con tutta te stessa che lo facesse, a lui che ti chiama e sfoga insieme a te le ansie, le paure, lo stess di giorni un pò così, a lui che non ti chiama ma ti fa capire che ha bisogno, forse non per sè, ma ha bisogno…
Mani che scelgono la lontananza, mani che ti mancano e a cui sai di mancare, mani che aspettano con pazienza il mio ritorno…
Sei mani diverse. Tre persone importanti.
E mani, le mie, che piccole, inesperte, forse deboli, vorrebbero sostenere i loro pesi, i muri delle vite degli altri, prendendo a pugni quei pensieri che appesantiscono le loro giornate, le loro anime.
(P) Mi dici che “è ancora presto”, lo so…eppure il bene che ti voglio cresce ad ogni frammento della tua vita che dividi con me, per quel “condividere” qualcosa di te che mi fa sentire davvero che stiamo diventando Amici. Per quella paura che sento anche un pò mia, senza ammetterlo a te, per quella forza che mi spinge a lottare con te, in certi istanti contro di te, non importa se da poco o se da anni. Io so che la percorreremo insieme questo pezzo di strada, nelle salite faticose, nelle discese scivolose. Io ci voglio essere. Non mi stancherò, neanche di ricordartelo. Lo sai anche tu. Non basteranno le tue parole lontane, sto imparando anche a sentire ciò che non dici. E tante volte è un dono meraviglioso.
(A) Mi dici che sei tranquillo, e io ci voglio credere. Lo faccio per te, lo faccio perchè tu possa leggere nelle mie parole, nei miei buffi scherzi, nelle provocazioni bambinesche tutta quell’energia, quella forza, che fai scivolare leggera nei miei giorni tristi. Quella forza che vorrei restituirti in ogni momento, in ogni istante in cui so di poterti stare accanto solo con il pensiero. E leggo in ogni tuo gesto quella volontà di non pesare sulle mie fragilità, su quell’ansia triste che mi prende quasi per sfida, che mi sorprende, ma che farò svanire, cercando di smettere di pensare che non so starti accanto come meriteresti. E allora in bocca al lupo a me, ma soprattutto a te: passerà e arriverà un dolce venerdì.
(A) Mi dici che la vita fa schifo, e non posso negarlo. C’è così tanto dolore non meritato, ci sono così tanti angoli da girare, e cosa troveremo? Mi dici con ironia: “forse uno schifo più grande”. Ma poi aggiungi, che sì, la vita resta comunque bella, perchè quell’angolo lo giri, perchè quella strada la imbocchi, perchè semplicemente lotti, sentendoti vivo nei pensieri tristi, sì, sentendoti vivo.
Punto.
Hai una forza che ammiro, di cui vado fiera, perchè in piccoli istanti tutti nostri tu sei parte di me ed è qualcosa che non dimentico mai.
E mi aggrappo ai miei ricordi rivivendo per la seconda volta qualcosa che avrei voluto cancellare. Vecchie ferite a cui non voglio pensare. Ma poi penso che ancora non esiste qualcosa che mi fermi dal farti del bene. Io ci sono, ci sarò sempre, perchè in ogni attimo di crescita c’eri tu con me. C’eravamo noi. Sempre insieme e comunque. Un amore eterno.
Lo sai, se solo servisse, prenderei tutto il peso che porti dentro e lo sopporterei al tuo posto. Lo farei davvero: per te, per te solo.
E tra le risate di un’amica meravigliosa, delicata brezza pronta a soffiar via ogni lacrima buia, la notte scivola veloce nell’ora tarda. Così plachi quel digitare svelto sottolineato da una leggera eco silenziosa.
E tutto tace.
Forse ora senti anche tu la pace.

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