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Fine. “Come in una corsa sfrenata verso l’ultimo dell’anno”, il 2007 si è concluso. Devo ammettere che durante la mia corsa mi sono fermata molte volte, forse troppe, fino a perdere il ritmo, fino a trascinarmi stanca al traguardo. Un anno strano, strano come le parole di chi ami: il 2007 mi ha portato su su su, fino al cielo, e poi giù. Inesorabilmente giù.
Costruire, demolire, e poi iniziare da capo. Ancora una volta. Rialzandosi anche se fa male, senza abbassare mai la guardia. Mai. Perchè tu non ferisci, ma gli altri sì.
Questo è quello che ho imparato.
Questo è quello che ho visto:
Amicizie definitivamente lontane, sfiorite e spente. Probabilmente mai dimenticate, ma impossibili da ricostruire.
La Ce anni fa non avrebbe fatto passare un secondo senza essermi accanto.
Amicizie rafforzate, e mai, neanche per un secondo, indebolite dalla vita. Occhi di terra vicino ai tuoi, le mani forti di un grande Rospo che ti abbracciano e ti tirano su, pronte a sollevarti ad ogni inciampo.
Sara e Andrea. Gli amici di una vita. La mia vita qui.
Amicizie nate e cresciute protette da tutto, un’amica che sa capirti a uno sguardo, un’occhiata che vi fa scoprire sempre più unite. Uno stregatto dispettoso, che a volte graffia profondo, ma che tante altre sa dimostrare il bene che ti vuole in modo così magico da chiederti se è vero.
Giulia e Andrea, le persone che più mi hanno dato, nel bene e nel male, in questo lungo, lunghissimo 2007 a Bologna.
Amicizie inaspettate, sorrisi e risate che fanno scivolare via leggere le ore di lezione, gli abbracci, i baci e la gioia di scoprirsi sempre più in sintonia.
Roberto, e i nostri caffè, Michele e le ripetizioni di chitarra, il suo cd che così tanto amo. Chiara e le sue parole sincere, il suo affetto. E tanti altri.
Amicizie che non ti aspettavi ma che ti tengono compagnia anche a casa, anche qui a Mantova dove a volte sentirsi soli è così facile.
Grazie a tutti ragazzi. A ognuno di voi. Per tutte le risate che mi avete regalato. Che siano amicizie da poco nate o vecchi compagni riscoperti e mai abbandonati.
Amicizie un pò lontane, ma che non ti lasciano sola. Amicizie che nonostante i chilomentri sono state in grado di regalarti qualcosa, qualcosa di importante perchè giunto nel momento più difficle.
A chi mi regala ogni giorno un “ciao bellissima” e a chi a Natale mi regala una splendida luna per me.
Rapporti che sono come un faro nella notte. Un punto di riferimento, la mia roccia. Un uomo. Uno di quelli che vorresti ti seguissero nella tua vita, nella tua crescita. Le tue parole sincere, le tue parole che tanto pesano per me. Parole che non so non ascoltare, che bagnano di lacrime i miei occhi più di quanto tu creda. Un “amore” così, un po’ per gioco, ma anche un po’ no.
E’ tanto il bene che ti voglio Seba.
Rapporti unici, indescrivibili. Rapporti che crescono come la tua serenità, che avidi respirano vita da ogni ora passata insieme. Le parole di chi non sa ferirti, le parole di chi sa solo prenderti per mano, deciso nello starti accanto giorno dopo giorno: nei tuoi malumori, nelle tue incazzature, nelle tue gioie e nei tuoi dolori. Sempre con la sua mano nella tua.
Un’amicizia per me davvero indispensabile. Grazie Anto.
Amori finiti. Amori che vuoi dimenticare, perché il bianco di quei momenti è ora macchiato di grigio dolore. Amori che sembrano tutto, e ora non sono più niente. Nulla è più, se non…
Il male che c’è stato viene cancellato, non conservo nulla di te, né nel cuore, né nella mente…Libero un po’ di posto nella mia anima e riprendo a vivere.
Addio.
“Amori” illusi. Strade sbagliate che non erano la mia. Strade che si sono allontanate, strade che hanno deviato lontano da te, ma senza lasciarti mai sola. Strade che ti hanno insegnato qualcosa, anche nelle lacrime versate.
Grazie Andrea. Vincono in quantità e qualità tutti i sorrisi che mi hai, comunque, regalato.
Vite difficili, vite così diverse. Vite a cui non sei riuscita a non legarti. Vite che vorresti risollevare, che vorresti svuotare del male e addolcire con tutto il bene che quegli occhi meritano. Vite che non conosci, che tante volte ancora non capisci. Ma da cui non puoi staccarti…vite a cui vorresti solo “dare”…se questo potesse servire a qualcosa. Vite che hanno solo bisogno di una piccola mano per ricominciare a sperare.
So che anche il mio 2008 è ricco di buoni propositi. So che in alcuni di questi ci sei anche tu. P.
Vite nascoste. La loro sofferenza sotto la tua pelle. I racconti, le confessioni che custodirai segretamente nel tuo cuore. Le lacrime che in silenzio versi per coloro a cui vuoi bene, per coloro che la serenità ancora non l’hanno trovata, per coloro che tu puoi solo ascoltare, nella speranza di aiutare il loro tormento. Vite ingiuste, con un male nascosto. Sogni infranti, senza giustizia. Vite che ti insegnano ad alzarti, perché se ci riescono loro non puoi non farlo tu.
A… F.* G.* N.* A.* per il bene che voglio loro e per questo senso di impotenza che mi lega le mani.
La mia prima canzone, il ritmo che cresce, la musica che si apre. E una chitarra, la mia, che suona per me, per dare pace al mio animo inquieto, al mio animo che ha bisogno di una dimensione dove niente fa male.
Il mio mondo interiore, la mia voglia di scrivere. La mia nuova scelta di non nascondermi più, anche se fa male, anche se esporsi è sempre perdere qualcosa di sé per regalarlo agli altri.
La mia sorpresa nello scoprirmi diversa, cambiata. La voglia di prendere tutto dalla vita, senza tirarmi indietro, perchè a volte anche il male che provi sa tanto di vita.
2008
E ora un nuovo anno. Una nuova pagina. Bianca. Incredibilmente bianca. Quando non hai nulla da perdere puoi giocarti tutto.
Io ho deciso di giocare. Ho deciso che una sola vita può bastare, ammesso che sappia vivermela bene. Ho un cassetto di sogni, speranze, promesse. Forse mi ritroverò al punto di partenza. Forse. Ma almeno non potrò dire di non averci provato.
Buona vita a tutti.
Di ritorno dal cinema. Riflessione.
Se ci fossero parole nate per parlarne forse sarebbe tutto un pò più reale. Si descriverebbe quel soffio che ti toglie il fiato al solo pensare alle sue mani. Credo che allora mi sembrerebbe tutto un pò più reale, un pò più possibile. Credo che allora si ciccatrizzerebbero i tagli del passato, credo che allora sarebbe più facile vivere con l’unico obbiettivo di raggiungere quella meta.
L’amore.
Si bagnano sempre di un sottile velo di tristezza questi occhi che percorrono le righe da me così abbandonate, senza forza nel guardare avanti. Lascio dietro di me una lunghissima striscia di pensieri confusi, a volte lucidamente tristi, altre decisamente spenti. L’illusione di attendere “quel giorno” per tutta la vita, per averla tra le tue braccia prima che la morte abbia te, una speranza così eterna che mi spaventa, per la sua innata incertezza.
E su uno schermo grande come quello della vita, scorrono immagini di amori rubati, di corpi uniti con il solo obiettivo di dimenticarsi. E nell’emozione di un amore così forte, un amore tenace come una spina conficcata in un fianco, una spina che non fa respirare, penso che io non sono ancora in grado di farlo, che nel mio mondo sono così lontane le sfumature che cancellare tutto ancora non è possibile. E così, in alcuni istanti, mi riscopro gelosa del passato di alcuni e del futuro di altri…e non mi riconosco. La vita degli altri non mi appartiene. Le labbra, le mani, la pelle…nulla è mio, forse potrà esserlo per un istante, uno solo…ma poi anche le mie tracce si confonderanno con quelle degli altri.
Per me l’amore era unico, per me era puro.
Ora?
Ora mi sono spenta.
Ho perso la mia luce.
Non credo la ritroverò.
Certi giorni non voglio farlo, altri non ne ho semplicemente le forze.
L’amore ai tempi del colera.

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