Ho aperto gli occhi. Li ho aperti come ogni mattina, con un sole pallido e un freddo forte.
Avevo in testa una poesia, nel momento stesso in cui ho aperto gli occhi alla luce la sentivo girare in me. Erano pochi versi, ma intessuti di una tranquillità che non mi contraddistingue. Mi sentivo bene. Credo di aver sorriso, di essermi girata con le labbra tese, leggermente secche, ma sorridenti. Impercettibilmente tranquille, inaspettatamente serene.
Non volevo che scappasse. Così ho inziato a ripeterla: una, due…forse tre volte. In silenzio, nella mia testa, in silenzio, trovando spazio nell’affollato ripostiglio dei miei pensieri.
Mi ci sono aggrappata con le unghie per non lasciarla sfumare, perchè non evaporasse con il sole di questo mattino. La credevo la pace della mia giornata. La tranquillità che non avrei saputo ritrovare. La credevo….ci credevo.
Poi il ritardo, la sciarpa, il latte troppo caldo, il cancello rimasto chiuso, un bacio alla mamma, la chitarra, il libro, la musica, musica, musica, un altro libro…
Poi in macchina, la strada che sfreccia via, le auto frettolose, un biglietto da fare, un caffè, caffè, caffè…
E’ stato inutile.
L’ho scordata.
La vita cancella la poesia.

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