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Nella mia vita, Tu ci sei. Ci sei stata, ci sarai.
Occhi di terra.
Nella mia testa si rincorrono i ricordi di un passato infelice.
In quei momenti c’eri tu, occhi tesi nell’ascolto di lacrime amare.
Volerai forse un giorno lontano da quella terra che tanto portavi negli occhi.
Volerai senza aver più paura di non riuscire a spiccarlo, quel volo.
Quel giorno io per te sarò l’appiglio, io per te sarò la presa.
Forte, sicura, come mai nella mia vita.

Nella mia vita, Tu ci sei. Ci sei stata, ci sarai.
Forse un giorno si sazierà la tua paura, forse allora getterai la maschera al vento.
Anche allora mi avrai con te.
Sempre e per sempre dalla stessa parte.

Occhi di terra. Ti ascolto in silenzio, ti guido così.
Per non perdere quella luce, per non spegnere la tua voce.
E scenderanno mille lacrime, ma io non me ne andrò.

Non ho sorelle.

In realtà una sì: ha occhi di terra.
Le corro incontro nelle mie paure, nelle mie sofferenze.
Tra le sue braccia in ogni lingua ci capiamo.
Le mie parole sono le sue, le sue le mie.
La ascolto così, senza chiederle nulla.
Quando si volterà per la sua strada io sarò lì. Non la lascerò.
Sempre e per sempre dalla stessa parte.
E scenderanno mille lacrime, ma io non me ne andrò.

A Sara.

Ho aperto gli occhi. Li ho aperti come ogni mattina, con un sole pallido e un freddo forte.
Avevo in testa una poesia, nel momento stesso in cui ho aperto gli occhi alla luce la sentivo girare in me. Erano pochi versi, ma intessuti di una tranquillità che non mi contraddistingue. Mi sentivo bene. Credo di aver sorriso, di essermi girata con le labbra tese, leggermente secche, ma sorridenti. Impercettibilmente tranquille, inaspettatamente serene.
Non volevo che scappasse. Così ho inziato a ripeterla: una, due…forse tre volte. In silenzio, nella mia testa, in silenzio, trovando spazio nell’affollato ripostiglio dei miei pensieri.
Mi ci sono aggrappata con le unghie per non lasciarla sfumare, perchè non evaporasse con il sole di questo mattino. La credevo la pace della mia giornata. La tranquillità che non avrei saputo ritrovare. La credevo….ci credevo.
Poi il ritardo, la sciarpa, il latte troppo caldo, il cancello rimasto chiuso, un bacio alla mamma, la chitarra, il libro, la musica, musica, musica, un altro libro…
Poi in macchina, la strada che sfreccia via, le auto frettolose, un biglietto da fare, un caffè, caffè, caffè…
E’ stato inutile.
L’ho scordata.

La vita cancella la poesia.

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