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Ricordo l’attesa, l’emozione…gli occhi che non potevano riposare, il girarsi, il rigirarsi ancora una volta. Imporsi di dormire, di passare quella notte che sembrava sempre essere la più lunga dell’anno. E poi quella gioia pura, quell’emozione unica, indescrivibile…il sentirsi vivi, il sentirsi al colmo della felicità. Esserlo per qualcosa di semplice, esserlo senza pensare al domani, esserlo punto e basta.
…qualcosa che oggi temo di aver dimenticato, qualcosa che oggi è più lontano, più effimero…qualcosa che oggi è più una vana aspirazione. Dove è finita quella bambina? Dove? Quanto lontano da me, quanto?
E scende una sottile vena di malinconia, per qualcosa che desidereresti ma che non c’è…qualcosa che non sai afferrare, ma che puoi solo ricordare. Una mamma lontana, un amore che non sai dov’è, in quali occhi…vecchi “riti” che vorresti conservare, ma che senza la magia dei tuoi occhi non avrebbero senso…
Passano gli anni, passano i giorni, passa l’innocenza che conservavi in te, che cerchi di difendere dal mondo, dalla sua fredda realtà…è un tredici dicembre strano, un tredici dicembre in cui devi dire grazie a un’amica per un brindisi davvero davvero importante, a un amico, forse un fratello, per la sua telefonata, per le belle parole che ti imbarazzano sempre un pò, a chi non ti lascia mai, ti accompagna giorno dopo giorno nelle tue paure…un tredici dicembre in cui devi dire “arrivederci” a chi parte, a chi forse non torna, anche se non vuoi che sia così…un tredici dicembre in cui vorresti solo essere ancora bambina, non piangere…no, non piangere più. Un tredici dicembre strano, malinconico, triste…intrecciato di ricordi, di quella bella sensazione che è sentirsi leggeri. E so con certezza che è quello ciò che vorrei…sentirmi leggera, e nel cielo inesplorato della vita volare via, senza dover conoscere il significato della tempesta, del dolore mio e degli altri. E volando tra i miei sogni riscoprire un sorriso eterno, sincero e inattaccabile. E volando tra i miei sogni non dovermi mai rassegnare a vivere e basta.
Per non dimenticare che un giorno il mio regalo arriverà.
Anche se la solitudine non è ancora così lontana.
Quanto si può aspettare per un sorriso?Per quel sorriso, per il suo?
Un pomeriggio a navigare tra siti che non conosci…
Una sera al telefono con amici un pò più informati di te…
Una notte agitata, difficile…per te ma soprattutto per lui…
Una mattina in posta, poi a casa, poi di nuovo fuori…
Un pomeriggio strano, la fretta di uscire…
L’attesa…cinque, dieci, quindici…fino a cinquanta…
Poi, casa…la chitarra, ma soprattutto un’amica di quelle vere…
Una finestra, il suo profilo, lo zaino, una sigaretta…
Finalmente il suo “scusa”…
Un thè, il più buono di sempre, le nostre parole, i consigli di lei, la nostra voglia di buttarlo giù quel maledetto muro…
Ancora la chitarra, stavolta insieme…
…
…
…
Un regalo, il mio per te…un sorriso…QUEL sorriso, il tuo regalo per me.
Un abbraccio, ancora quel sorriso impercettibilmente bagnato di commozione.
La tua felicità. La mia felicità.
Il resto è qualcosa che custodirò per sempre in quel “palazzo della memoria” di cui un giorno hai scritto tu. Forse sarà solo una serata strana, unica, una serata così…una serata che non scorderò.
E addormentarsi sotto quella coperta e sentire sul cuscino il profumo che tu hai lasciato.
Ti voglio bene.

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