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E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.

Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano…

E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo…

E scrivere d’amore,
e scrivere d’amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere.

Le lettere d’amore,
le lettere d’amore,
di un amore invisibile;
le lettere d’amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d’amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
se avessi ancora il tempo
per potertele scrivere…

Le lettere d’amore, Vecchioni.

Mantova, vista dal ponte di San Giorgio.

mantova_234-07-17-05-7428.jpg

Esci di casa e la vorresti soffiare via a pieni polmoni…strapparla da davanti come se fosse un manto di soffice cotone dimenticato per sbaglio da chissà chi. Vorresti vedere quel lago, riempirti gli occhi di sfolgoranti luci gialle come l’oro. Pensi che non ci sia capolavoro più bello…”l’avanzare verso il tuo castello e una cupola che scompare, lentamente si nasconde dietro di lui” …come per gioco, per beffarsi degli osservatori meno attenti…
Ma lei tutt’intorno ti avvolge.
E quel castello stasera lo potete solo immaginare.
Ma è un gioco piacevole, nella vita, in fondo, serve immaginazione.
Così le risate scorrono su quella cupola che così bella non è mai stata, mentre voi cenate nel posto più caldo e comodo del mondo: Mercedes.
Credo basti così poco per stare bene.
Nella testa e nella pancia.
Credo basti lasciare che la nebbia ricopra ogni pensiero, per essere leggeri e non permettere a niente e nessuno di rubarti una serata così.
Dimenticarsi di tutto, nel buio totale di un luogo che potrebbe essere qualunque, basta solo iniziare a sognare.
Quando il buio ti avvolge tutto è possibile.

Ora è tardi, non avresti voluto, eppure hai riaperto gli occhi.
E scende una lacrima calda, per un emozione che ti scalda il cuore ma che sai di non meritare.

Un battito accelerato.
Un battito che non vuole ascoltare la ragione, la testa.
Il cuore non mente. La voce sì.
E nell’eco di ricordi che lentamente si scolorano ricerchi la forza per parlare. Per parlare agli occhi di qualcun’altro.

Il tuo battito accelera con una forza che sa tanto di vita.
Una forza a cui ti aggrappi ma che non basta. No, non basta niente.
E stai male, poi bene…o forse stai solo male.
Perderai, lo sai.
Perderai anche questa sottile speranza che tende il tuo sorriso.
E’ così bello ora. Farà così male, poi.

E il cuore non si ferma, no…

follow-the-liderbb.jpg

Andrea Pallacci. Follow the leader.

 

Da piccola ci credevo…volavo in alto come questi uccelli luccicanti di polvere di stelle.
Ora mi perdo nell’erba alta…sono caduta e quella polvere non la tocco più…non mi fa più volare.
Come le farfalle.
Senza una spolverata di magia non si può sognare.

Voi continuate a seguire quella macchia rossa, voi seguitela senza guardare mai giù.
Mai.
E volerete e sognerete…e non perderete più tempo su questa terra, alla ricerca di una strada tra erba troppo alta.
E non penserete a null’altro che non sia il vostro orizzonte, il vostro sogno…perchè il destino non sia una catena ma un volo.

Perchè possiate raggiungere la meta.
Qualsiasi essa sia.

Ascoltando Einaudi. Un pianoforte dolcissimo e nient’altro.
Solo musica, come mi avevi chiesto tu. Un’emozione diversa…
L.

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Embrayage. Andrea Pallacci.

Su un cielo colorato da noi, volano leggere le mie note di fantasia, i miei sogni più belli. Su questo cielo io dipingo te, la tua pelle bianca, i tuoi occhi neri. Scivolano leggere le mie dita su una melodia scritta apposta per noi, così leggere in questa notte fredda e serena. Sembra di stringere tra le mani il mondo, sembra di poterla sentire sotto la pelle questa vita che ci lega. E mi perdo nei tuoi occhi, e mi perdo in quel mare di emozioni che scorre dentro di loro, che non si ferma mai, che non si placa, perché sei così, perché non sai nasconderlo, non sai impedirmi di leggerti l’anima. E guardo il cielo ancora una volta e ritaglio infiniti mondi, interminabili fini al racconto della nostra storia, al racconto di noi. E le note scivolano via, rendendo questa notte un incanto.
E sospinto da una passione delicata e leggera, che non so controllare, suono per te, suono in questa notte buia, suono in questa notte che ti fa paura. Per essere il tuo faro, per essere la tua luce, la tua guida. E mentre suono non penso, le dita sfiorano leggere i tasti di una vita che non sarà eterna ma che resterà per sempre nostra. Ma questa musica, amore, tu non ascoltarla, vivila solo, così come stai facendo da sempre, così per l’eternità. Fa che ti entri sotto la pelle, fa che ti riscaldi dal freddo, che ti illumini quando ti sembrerà di aver perso la tua luce. Lascia che culli i tuoi affanni, lascia che accolga il tuo pianto. In questa notte, amore, le dita sono estensioni della mia anima, e quello che sarà non potrà che essere il pianto di un cuore innamorato, di un cuore dedicato per una vita unicamente a te.
E volano leggere, come onde di un mare all’alba di un mattino d’inverno, nella quiete di una solitudine silenziosa.
E volano leggere come bianchi uccelli portatori di speranza.
E volano leggere fino a te, che da quel cielo vegli su di me.

Racconta una storia che quando i Maya hanno delle preoccupazioni o degli affanni, li raccontino alle loro “bamboline scacciapensieri”, che li portano via…basta sussurrare alle loro orecchie tutto quello che portiamo dentro e loro custodiranno per sempre i nostri pesi. Li caricheranno sulle loro spalle, e li porteranno via, per sempre.

Parole sussurrate alle tue orecchie,
volano via dal mio cuore.
Lo lasciano leggero,
SERENO, così sereno…
Mi spaventa essere così tranquilla,
mi spaventa perchè so che è per te solo.
Ho bisogno di te.
Io così indipendente
Io così legata alle sue mani

Tu.
Lui.
E le ore che passano a svuotare il cuore.
E le ore volate,
leggere sì, finalmente LEGGERE.
Tu e lui,
io e te.
Il mio scacciapensieri.
Il mio regalo più bello per Natale.

Sarò TOUGHER THAN THE REST,
lo sarò grazie a te,
lo sarò per te.

Grazie ometto.

Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate.

Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l’aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare,
lasciami sognare in pace…

Liberi com’eravamo ieri,
dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e
andare fuori
come Mastroianni anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza calpestare il cuore,
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi
come sulle aiuole.
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l’ODIO,
Torre di controllo aiuto,
sto finendo l’aria dentro al serbatoio…


Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più…

Vuoti di memoria, non c’e’ posto
per tenere insieme tutte le puntate di una storia,
piccolissimo particolare,
ti ho perduto senza cattiveria…



Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più… NON CI SEI PIU’…

Giudizi Universali. Samuele Bersani.

E con questo nulla è più, se non odio.

Mi sto spegnendo lentamente.
Stanotte sono spenta, ho perso la mia luce.
E’ annegata in una mare di lacrime.
E navigo sempre più lontana dall’equilibrio.
Quanto è profondo questo mare?
Quanto in basso si può scivolare io non lo so.
Qualcuno mi salvi da questo dolore.
Qualcuno mi salvi da questo mare.

Non so più nuotare.
Non voglio ricordare come si fa.

Nella mia vita, Tu ci sei. Ci sei stata, ci sarai.
Occhi di terra.
Nella mia testa si rincorrono i ricordi di un passato infelice.
In quei momenti c’eri tu, occhi tesi nell’ascolto di lacrime amare.
Volerai forse un giorno lontano da quella terra che tanto portavi negli occhi.
Volerai senza aver più paura di non riuscire a spiccarlo, quel volo.
Quel giorno io per te sarò l’appiglio, io per te sarò la presa.
Forte, sicura, come mai nella mia vita.

Nella mia vita, Tu ci sei. Ci sei stata, ci sarai.
Forse un giorno si sazierà la tua paura, forse allora getterai la maschera al vento.
Anche allora mi avrai con te.
Sempre e per sempre dalla stessa parte.

Occhi di terra. Ti ascolto in silenzio, ti guido così.
Per non perdere quella luce, per non spegnere la tua voce.
E scenderanno mille lacrime, ma io non me ne andrò.

Non ho sorelle.

In realtà una sì: ha occhi di terra.
Le corro incontro nelle mie paure, nelle mie sofferenze.
Tra le sue braccia in ogni lingua ci capiamo.
Le mie parole sono le sue, le sue le mie.
La ascolto così, senza chiederle nulla.
Quando si volterà per la sua strada io sarò lì. Non la lascerò.
Sempre e per sempre dalla stessa parte.
E scenderanno mille lacrime, ma io non me ne andrò.

A Sara.

Ho aperto gli occhi. Li ho aperti come ogni mattina, con un sole pallido e un freddo forte.
Avevo in testa una poesia, nel momento stesso in cui ho aperto gli occhi alla luce la sentivo girare in me. Erano pochi versi, ma intessuti di una tranquillità che non mi contraddistingue. Mi sentivo bene. Credo di aver sorriso, di essermi girata con le labbra tese, leggermente secche, ma sorridenti. Impercettibilmente tranquille, inaspettatamente serene.
Non volevo che scappasse. Così ho inziato a ripeterla: una, due…forse tre volte. In silenzio, nella mia testa, in silenzio, trovando spazio nell’affollato ripostiglio dei miei pensieri.
Mi ci sono aggrappata con le unghie per non lasciarla sfumare, perchè non evaporasse con il sole di questo mattino. La credevo la pace della mia giornata. La tranquillità che non avrei saputo ritrovare. La credevo….ci credevo.
Poi il ritardo, la sciarpa, il latte troppo caldo, il cancello rimasto chiuso, un bacio alla mamma, la chitarra, il libro, la musica, musica, musica, un altro libro…
Poi in macchina, la strada che sfreccia via, le auto frettolose, un biglietto da fare, un caffè, caffè, caffè…
E’ stato inutile.
L’ho scordata.

La vita cancella la poesia.

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