Vorrei dire così tanto che le parole nate inizialmente con così tanto impeto si dissolvono subito nel vento. Vorrei avere il dono di trasformare tutto questo in parole, per poi rileggere il lungo filo dei miei pensieri e non perdermi più. Se potessi farlo tutto sarebbe più facile, e la solitudine sarebbe un po’ più lontana, la paura qualcosa simile solo a un ricordo. Ma non è così…e se tutto è destinato a perdersi tra le pieghe delle vita, anche noi, un giorno così vicini, ci salutiamo con le lacrime agli occhi. E’ un tempo che non c’è più, un giorno che muore, qualcosa che non può rinascere dalle sue ceneri. E sfogo il mio dolore, sfogo la mia paura così, digitando nervosamente una parola dopo l’altra, chiedendomi se i tuoi occhi fuggiranno via da queste righe, se i tuoi occhi fuggiranno via anche da me. Ci guardiamo in faccia e non conosciamo il nostro destino, non sappiamo cosa ci legherà l’una all’altro, eppure io apro gli occhi su ciò che ci separa. Fa male, trafigge le speranze che coltivavo, mi fa sentire oggi così sola, in una stanza illuminata di luce rosa. Non è facile pensare che solo tu sei la ragione del tuo dolore, che se fossi diversa tutto cambierebbe, se non fossi così non dovresti neanche pensare di immaginare la soluzione a qualcosa che non c’è. E vorrei chiederti scusa, stringere le tue mani senza che il timore di farti male mi blocchi. E abbracciarti, starti accanto, poggiare la mia spalla sul tuo petto, chiudere gli occhi e per incanto dimenticare ogni cosa, tra una risata e una confessione sussurrata a bassa voce. E vorrei tornare indietro, perché se tutte le attese sono qualcosa di indescrivibile, l’attesa della fine possa essere la più dolce e eterna possibile.
Ma la vita non si fa comandare.

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