You are currently browsing the daily archive for Novembre 28th, 2007.
C’è una luce che illumina chi ci è accanto. Questa luce ci mostra il volto a noi vicino, quello delle persone che non conosciamo, quello degli amici, dei semplici conoscenti, di coloro che riempiono con la loro luminosità la nostra vita. Mi piace pensare che chiunque abbia una luce splendente e brillante, la più bella e calda che possa esistere ai nostri occhi. Ma nessuna luce è eterna, lo stesso sole un giorno volgerà al buio e sarà notte per sempre.
C’è una luce che illumina chi ci è accanto: basterebbe pensare a una candela. Ci sono giorni di vento in cui quella stessa luce si fa flebile e insicura, vacillando a ogni folata lievemente più forte. Quei giorni sono quelli in cui avrai incontrato quei volti, essi saranno diventati a te più famigliari, lentamente più affini alla tua anima, dolcemente avrai imparato a uno a uno i loro lineamenti.
Quei giorni saranno quelli in cui crederai le vostre anime così affini da sembrare lo spaccato di una stessa materia. Quegli stessi giorni saranno tristi e pieni di lacrime…per una fiamma che vacilla nel vento, per un volto che si rabbuia, che si sfoca senza che tu possa proteggerlo, senza che tu possa impedire che quella fiamma ballerina bruci il tuo cuore. Arrivano sempre, nella vita, giorni di vento, giorni in cui la luce di volti amici brucia lentamente la tua pelle, attimi in cui le tue lacrime non possono servire a nulla, neanche a spegnere per sempre quella fiamma. E come un giorno quella luce brillava serena e difesa da ogni minima brezza, ora sembra che il temporale l’avvolga, ora sembra che il sole sia lontano, ora sembra che tutto sia diverso, tutto destinato a morire. Come il sole: destinato a morire. Arrivano sempre, nella vita, giorni di vento, e non sempre potrai decidere che fare. Alcune volte la vita ti imporrà di spegnere con un solo soffio quelle luci, altre volte non sarà necessario, saranno altri a farlo per te. E tu piangerai, ferita da un calore negato, da una luce appassita, da un’amicizia ora fragile come una fiamma in balia del vento. E ti chiederai cosa fare, chi proteggere, se la tua pelle da quel calore o quella debole creatura da un temporale appena nato. Sarà tutto improvviso, come un acquazzone estivo. Sarà tutto come una pioggia inaspettata: ti sentirai confuso, frastornato, vorrai scappare al riparo da tutto, sentirti protetto per non avere più paura.
Sarà un po’ così…sarà come chiedersi perché quella luce ora fa così male agli occhi.
Nervosa, arrabbiata e un po’ agitata. Rincorro i tuoi occhi, rincorro le tue mani e i tuoi gesti. Mi irrita terribilmente tutto ciò, fino a pensare che per riflesso mi irriti tu. E non conoscendo chi sei mi ritrovo a pensarti, non sapendo il perché mi scopro a ricercare una ragione a qualcosa che non esiste, che non si può neanche raccontare, perché è il nulla. In un rapporto che non c’è, in un’amicizia che non esiste, in ore trascorse insieme per volere di altri e non nostro.
E mi ferisce la mancanza di un equilibrio, di una sicurezza, di una forza che non mi leghi alle mie debolezze, che mi faccia scegliere della mia vita, senza che sia altro a decidere per me. Così chiudo gli occhi e ascolto il mio respiro, cancello ogni traccia di te, per non rincorrere qualcosa che so fare male, tagliente come schegge di vetro.
E quella me è quella che non voglio vedere, è una fantasia che non voglio rincorrere, un sogno che non voglio immaginare.
E’ il nulla.
E’ solo questo quello che voglio ricordare.
Vorrei dire così tanto che le parole nate inizialmente con così tanto impeto si dissolvono subito nel vento. Vorrei avere il dono di trasformare tutto questo in parole, per poi rileggere il lungo filo dei miei pensieri e non perdermi più. Se potessi farlo tutto sarebbe più facile, e la solitudine sarebbe un po’ più lontana, la paura qualcosa simile solo a un ricordo. Ma non è così…e se tutto è destinato a perdersi tra le pieghe delle vita, anche noi, un giorno così vicini, ci salutiamo con le lacrime agli occhi. E’ un tempo che non c’è più, un giorno che muore, qualcosa che non può rinascere dalle sue ceneri. E sfogo il mio dolore, sfogo la mia paura così, digitando nervosamente una parola dopo l’altra, chiedendomi se i tuoi occhi fuggiranno via da queste righe, se i tuoi occhi fuggiranno via anche da me. Ci guardiamo in faccia e non conosciamo il nostro destino, non sappiamo cosa ci legherà l’una all’altro, eppure io apro gli occhi su ciò che ci separa. Fa male, trafigge le speranze che coltivavo, mi fa sentire oggi così sola, in una stanza illuminata di luce rosa. Non è facile pensare che solo tu sei la ragione del tuo dolore, che se fossi diversa tutto cambierebbe, se non fossi così non dovresti neanche pensare di immaginare la soluzione a qualcosa che non c’è. E vorrei chiederti scusa, stringere le tue mani senza che il timore di farti male mi blocchi. E abbracciarti, starti accanto, poggiare la mia spalla sul tuo petto, chiudere gli occhi e per incanto dimenticare ogni cosa, tra una risata e una confessione sussurrata a bassa voce. E vorrei tornare indietro, perché se tutte le attese sono qualcosa di indescrivibile, l’attesa della fine possa essere la più dolce e eterna possibile.
Ma la vita non si fa comandare.

Commenti Recenti