E’ un concetto un pò teorico, ma non esageratamente difficile: in semiotica si definisce metalessi una qualsiasi trasgressione del livello narrativo. Per fare un esempio si potrebbe pensare alle simulazione dell’ingresso nella storia narrata da parte del narratore. Avete presente quando, in un film, un disegnatore finge di entrare nel fumetto da lui creato e vive avventure pazzesche sottoforma di personaggio cartaceo? Ecco, una cosa così. Tecnicamente ci si interessa a quello scarto tra realtà e finzione che ogni metalessi comporta.
Ma il punto è che…se personaggi di una finzione possono diventare, grazie alle metalessi, lettori o spettatori empirici, allora noi, che normalmente acquistiamo il ruolo di lettori o spettatori empirici potremmo essere considerati a nostra volta personaggi fittizi di una narrazione che ci comprende. (Dicesi: inquietudine della metalessi)
E mentre la lezione scivola via su altri concetti e altri pensieri, io mi soffermo su queste parole… E credo sia come comprendere che quella folle impressione che ti ha sfiorato la mente oggi sia un pò meno folle: perchè condividere qualcosa è sempre rendere quel pensiero, quell’emozione un pò più vera, un pò più ancorata alla terra. E passi minuti a pensare a chi possa disegnare la tua di vita, chi possa regalarti e toglierti così tanto senza che tu possa muovere neanche un dito. E vorresti conoscere quel bizzarro e capriccioso autore di mille sorrisi e mille lacrime, per potergli esprimere anche solo un unico desiderio, quello che da sempre conservi nella tua anima. Ma poi ti fermi un secondo a pensare e scopri che, se è lui che disegna te, allora quel desiderio è più suo che tuo. E con paura pensi che, forse, di Te resta ben poco… E vista così, la metalessi è davvero inquietante.