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Ti riprendi il piacere della scoperta. Lo fai davanti a una birra, in una città che non è tua, in un locale che però conosci, che ti fa stare bene, perchè racchiude ricordi di amici.
E la tua voce scivola tranquilla su quei minuti insieme, sul bordo di quel bicchiere, fino a giungere leggere a lui. I suoi occhi sembrano voler dire così tanto che ti chiedi quando si decideranno a bagnare quel volto, dopo anni passati silenziosamente. E si raccontano due vite in quel bicchiere, due mondi diversi, due passati e chissà quale futuro. E quegli occhi sono lì, ti ascoltano, ti seguono in quello che fai, per poi fuggire, ma solo per un attimo, per poi perdersi nei loro pensieri. Ma tu sorridi, chiedendoti cosa nascondano quelle lievi pause nel vostro incontro.
- Glielo domandi. E’ felice. -
E così, ripercorrendo la lunga spirale dei vostri dubbi, delle vostre paure, di incertezza, sbagli e vite, scopri lui. Ed è una scoperta strana, qualcosa che ti cattura, qualcuno a cui vorresti donare qualcosa, forse una parola che possa saziare quell’indescrivibile voglia di “stare bene”. Non sai se ne sarai capace, per ora hai solo una certezza: puoi ascoltarlo, lasciarti prendere per mano e accompagnare nei suoi ricordi, nei suoi progetti o semplicemente in tutto quello che ha provato. Perchè quello che ha provato è davvero tanto.
E poi sentirti un pò confusa, un pò imbarazzata, raccontarti in pochi istanti -pezzi di te che non permetti a tutti di afferrare, che ti ferisce sempre un pò accettare-.
E pensare che vorresti restare ancora, e pensare che vorresti che anche per lui fosse così.
Ed è come una torta al cioccolato: la mordi appena, ma vorresti che quel dolce sapore ti penetrasse fin sotto la pelle, per poterla assaporare fino in fondo.
Ed è come una torta al cioccolato: sai che se continuerai a mangiarla ti farà male.
Ed è come una torta al cioccolato: finirla tutta non si può.
L.
C’è una luce che illumina chi ci è accanto. Questa luce ci mostra il volto a noi vicino, quello delle persone che non conosciamo, quello degli amici, dei semplici conoscenti, di coloro che riempiono con la loro luminosità la nostra vita. Mi piace pensare che chiunque abbia una luce splendente e brillante, la più bella e calda che possa esistere ai nostri occhi. Ma nessuna luce è eterna, lo stesso sole un giorno volgerà al buio e sarà notte per sempre.
C’è una luce che illumina chi ci è accanto: basterebbe pensare a una candela. Ci sono giorni di vento in cui quella stessa luce si fa flebile e insicura, vacillando a ogni folata lievemente più forte. Quei giorni sono quelli in cui avrai incontrato quei volti, essi saranno diventati a te più famigliari, lentamente più affini alla tua anima, dolcemente avrai imparato a uno a uno i loro lineamenti.
Quei giorni saranno quelli in cui crederai le vostre anime così affini da sembrare lo spaccato di una stessa materia. Quegli stessi giorni saranno tristi e pieni di lacrime…per una fiamma che vacilla nel vento, per un volto che si rabbuia, che si sfoca senza che tu possa proteggerlo, senza che tu possa impedire che quella fiamma ballerina bruci il tuo cuore. Arrivano sempre, nella vita, giorni di vento, giorni in cui la luce di volti amici brucia lentamente la tua pelle, attimi in cui le tue lacrime non possono servire a nulla, neanche a spegnere per sempre quella fiamma. E come un giorno quella luce brillava serena e difesa da ogni minima brezza, ora sembra che il temporale l’avvolga, ora sembra che il sole sia lontano, ora sembra che tutto sia diverso, tutto destinato a morire. Come il sole: destinato a morire. Arrivano sempre, nella vita, giorni di vento, e non sempre potrai decidere che fare. Alcune volte la vita ti imporrà di spegnere con un solo soffio quelle luci, altre volte non sarà necessario, saranno altri a farlo per te. E tu piangerai, ferita da un calore negato, da una luce appassita, da un’amicizia ora fragile come una fiamma in balia del vento. E ti chiederai cosa fare, chi proteggere, se la tua pelle da quel calore o quella debole creatura da un temporale appena nato. Sarà tutto improvviso, come un acquazzone estivo. Sarà tutto come una pioggia inaspettata: ti sentirai confuso, frastornato, vorrai scappare al riparo da tutto, sentirti protetto per non avere più paura.
Sarà un po’ così…sarà come chiedersi perché quella luce ora fa così male agli occhi.
Nervosa, arrabbiata e un po’ agitata. Rincorro i tuoi occhi, rincorro le tue mani e i tuoi gesti. Mi irrita terribilmente tutto ciò, fino a pensare che per riflesso mi irriti tu. E non conoscendo chi sei mi ritrovo a pensarti, non sapendo il perché mi scopro a ricercare una ragione a qualcosa che non esiste, che non si può neanche raccontare, perché è il nulla. In un rapporto che non c’è, in un’amicizia che non esiste, in ore trascorse insieme per volere di altri e non nostro.
E mi ferisce la mancanza di un equilibrio, di una sicurezza, di una forza che non mi leghi alle mie debolezze, che mi faccia scegliere della mia vita, senza che sia altro a decidere per me. Così chiudo gli occhi e ascolto il mio respiro, cancello ogni traccia di te, per non rincorrere qualcosa che so fare male, tagliente come schegge di vetro.
E quella me è quella che non voglio vedere, è una fantasia che non voglio rincorrere, un sogno che non voglio immaginare.
E’ il nulla.
E’ solo questo quello che voglio ricordare.
Vorrei dire così tanto che le parole nate inizialmente con così tanto impeto si dissolvono subito nel vento. Vorrei avere il dono di trasformare tutto questo in parole, per poi rileggere il lungo filo dei miei pensieri e non perdermi più. Se potessi farlo tutto sarebbe più facile, e la solitudine sarebbe un po’ più lontana, la paura qualcosa simile solo a un ricordo. Ma non è così…e se tutto è destinato a perdersi tra le pieghe delle vita, anche noi, un giorno così vicini, ci salutiamo con le lacrime agli occhi. E’ un tempo che non c’è più, un giorno che muore, qualcosa che non può rinascere dalle sue ceneri. E sfogo il mio dolore, sfogo la mia paura così, digitando nervosamente una parola dopo l’altra, chiedendomi se i tuoi occhi fuggiranno via da queste righe, se i tuoi occhi fuggiranno via anche da me. Ci guardiamo in faccia e non conosciamo il nostro destino, non sappiamo cosa ci legherà l’una all’altro, eppure io apro gli occhi su ciò che ci separa. Fa male, trafigge le speranze che coltivavo, mi fa sentire oggi così sola, in una stanza illuminata di luce rosa. Non è facile pensare che solo tu sei la ragione del tuo dolore, che se fossi diversa tutto cambierebbe, se non fossi così non dovresti neanche pensare di immaginare la soluzione a qualcosa che non c’è. E vorrei chiederti scusa, stringere le tue mani senza che il timore di farti male mi blocchi. E abbracciarti, starti accanto, poggiare la mia spalla sul tuo petto, chiudere gli occhi e per incanto dimenticare ogni cosa, tra una risata e una confessione sussurrata a bassa voce. E vorrei tornare indietro, perché se tutte le attese sono qualcosa di indescrivibile, l’attesa della fine possa essere la più dolce e eterna possibile.
Ma la vita non si fa comandare.
E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante “deja vu”, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…
Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l’uno all’ altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
“cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via”.
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…
E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste…
Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
come in un libro scritto male, lui s’ era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto…
E pensavo dondolato dal vagone “cara amica il tempo prende il tempo dà…
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…”
Incontro. Guccini
E per gioco si intrecciano, si scontrano, si pizzicano e si stropicciano…
Si cercano e si stringono, si stuzzicano per poi insieme lasciarsi per poi insieme riprendersi.
E con le mani si può fingere un litigio, fare pace…
Si può scardare e essere scaldati, spingere via e tirare subito a sè…in un gioco continuo di tira e molla.
Mani calde, mani profumate, mani piccole e mani giganti.
Mani che salutano, mani che dicono”ciao”, mani di cui si sente la mancanza, mani che ti sosterranno negli inciampi della strada, della vita.
Mani che riempiono un piccolo vuoto in fondo al cuore, mani che stringono forte forte le tue paure.
Paure che soffocate da mani amiche cedono sotto quella morsa che a te fa tanto bene.
Quando davanti a te trovi due occhi sinceri è difficile nascondersi. Sono occhi che indagano l’impercettibile piega delle tue labbra, occhi allenati a quel buffo gioco che è leggere la vita degli altri su un paio di labbra. Occhi che ridono di te, con te. E’ così strano pensare di doverti “difendere” da loro, perchè in fondo pensi che non tutti gli occhi feriscono, non tutti giudicano, alcuni leggono solo curiosi quello che tu confidi agli altri, senza accorgerti che stai parlando anche a loro. E riflettendoci su pensi che è così buffo che qualcuno possa conoscerti così, possa scoprirti in una sera fredda e nuova, senza udire la tua voce, ma semplicemente rubandoti ciò che è tuo. E pensi che è il modo più vero, quello nel quale non ti nascondi, quello nel quale non hai paura, quello nel quale sei te stessa punto e basta. Chissà se loro lo sanno, chissà se se ne rendono contono, mentre sorridono maliziosi per una tua frase detta senza pensieri…chissà…
Chissà cosa hanno portato via da te, cosa avrebbero voluto dire, cosa pensano ora, cosa fanno, quali labbra leggeranno e quale vita ruberanno, così per gioco…
E resti a pensarci fino a quando decidi che invidi quel modo particolare di leggere la vita, senza che nessuno sappia di te.
Voglia di dire la mia senza paura di quello che nascerà, senza preoccuparmi di chi si schiererà dalla mia e di chi volterà le spalle.
Voglia di risolvere certe questioni in sospeso, voglia di riaprire certi cassetti per svuotarli da tutto una volta per sempre, senza alcun’ombra di risentimento, senza traccia di emozione, senza lacrime, senza abbassare la testa. Mai.
Voglia di altri visi, altre voci, voglia di sorprese, voglia di vita nuova, voglia di una pagina bianca da scrivere, senza alcuna trama da seguire, senza pensare che sia tutto un racconto scritto per me e non da me.
Voglia di restare stretta ai volti amici, voglia di urlare che l’amicizia altro non è che un lungo e continuo viaggio insieme, anche se per rotte diverse. Voglia di cantare a squarcia gola che “due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai, potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai”.
Voglia di riscoprirmi ancora una volta “me stessa”, di pensare solo all’oggi perchè il domani non sai che è.
Voglia di restare legata a questa forza che mi spinge in là, senza permettere che mi possa lasciare andare a una facile malinconia, a una solitudine troppo vicina.
Voglia di pizza, di torta al cioccolato, di birra e di una chitarra che suona.
Voglia di sognare, di potermi immaginare il suo volto, il suo nome e la sua vita. Voglia di sperare che forse un giorno il suo filo di intreccerà al mio. Voglia di crederci.
Voglia una bella canzone, di una voce serena che legge una poesia d’amore, nascondendo uno sguardo imbarazzato tra le pagine di quello stesso libro che tiene in mano.
Voglia di tante e infinite cose…
Voglia punto e basta.
Voglia di scrivere e non dormire mai.
Dedicata a me stessa.
Per provare a cambiare.
Son le cose che non dici che mi fanno più male, perché se non me le dici vuoi tenertele per te…perché quando non le dici, non le vuoi dividere…
Son le cose che non dici che capisco anche di più, sono quelle che mi taci che mi danno più fastidio…perché se non me lo dici, non ti fidi più di me…
Quello che so
è che dentro di me
più non riuscirò
a rimanere stabile
“imprevedibile” è…
è il futuro se……
….nza te!
Vasco Rossi
Mi dici che tutto nella vita è desinato a perdersi…le cose, le persone…. Mi dici che un giorno prenderemo strade diverse, incontreremo volti, amori, città a noi oggi sconosciute. Me lo dici con sincerità, senza buonismo, anche se sai che certi discorsi mi rattristano sempre molto. Rifletto sulle tue parole e sono instintivamente portata a rifiutarle, per quell’innata ingenuità che mi contraddistingue. Cerchi di spiegarmi cosa vuoi dire, promettendo che io sarò sempre io e tu sarai sempre tu e che resteremo legati a questo rapporto di amicizia fino a quando non sarà la vita a disperderci nel vento. Io mi dimeno nella morsa delle tue parole come un pesce pescato e lasciato divincolare sul pontile ancora una volta senza buonismo. Questo lato di te ancora non lo so accettare con serenità, ma non ne sono spaventata. Piuttosto continuo a pensare, cerco la mia visione di tutto ciò, mi chiedo cosa penso, cosa provo. E arrivo alla conclusione che l’amicizia è eterna finchè dura, ma non è la vita a porre fine alla sua esistenza. Siamo noi, solo noi…unici padroni del destino dei nostri rapporti. Ho visto tante cose cambiare, amici di vecchia data sparire nel nulla come soffiati via da un forte vento, nuovi legami nati per caso e diventati in pochissimo tempo fondamentali. E credo che ognuno di noi sia composto da due parti: sè stesso e tutto quel bellissimo insieme di tratti che nel corso della sua vita ha avuto la fortuna di rubare ad un più grande numero possibile di amici. E credo che un giorno, anche a New York, tu potrai riscoprire nelle tue parole un modo di dire tutto mio, un gesto, uno sguardo, una risata, una brutta abituine, una fetta di pizza da me tanto amata, un racconto buttato giù quasi per scherzo, una canzone suonata alla chitarra proprio come facevo io…E mi sentirai vicina, anche se a milioni di chilometri, e non importeranno i giorni, i mesi, gli anni trascorsi dall’ultima telefonata, perchè l’amicizia non ha tempo, non ha memoria se non per tutti quei ricordi rubati a me e a tanti altri, piccoli frammenti di un tempo che non ci sarà più, è vero, ma che non potrà essere negato. E forse capirai che non si è mai lontani abbastanza per (ri)trovarsi…e forse solo allora capirai che se lo vuoi, se ne vale la pena, se è importante, se è ciò che vuoi, nulla cambierà anche se tutto intorno a noi sarà diverso.

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