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In realtà non è una bella sensazione. O meglio: è qualcosa che ti accompagna con consapevolezza in tutto quello che fai e in quest’ottica è come un compagno fedele, un pensiero per non sentirsi mai soli. Ma un compagno di viaggio non è necessariamente un buon compagno. Come dire…non è facile spiegarlo. E’ qualcosa che ti fa vivere sempre un gradino sotto la vera felicità. E non ti lascia sola. Precisamente si individua come la necessità di cambiare vita, di vivere lontano da tutto ciò che solitamente ti è vicino. E’ un pò scappare. O meglio desiderare la tua vita accanto a quelle persone che non potranno mai essere protagoniste del tuo racconto, per non più di qualche capitolo. Sai che vorresti essere altrove, accanto a coloro che non ti fanno sorridere ma ridere, con coloro per i quali la tua voce ha ancora qualcosa di ignoto, con coloro che ti fanno dimenticare che hai un “ritorno”, un luogo al quale tornare che tu lo voglia o no, anche se in quel luogo non c’è molto.
Certo non puoi ignorare che quel desiderio è una scommessa su persone, luoghi, situazioni che non conosci come, forse, dovresti o come ti hanno fatto credere di dover fare. Non lo sai neanche tu cosa sia questa incontrollabile speranza che accompagna il pensiero di vite altrui. Credi solo di aver fatto molti passi indietro, di esserti aperta, esposta…e di esserti dimenticata, anche solo per un attimo, il perchè. E ora quell’insicurezza, quel secondo di dubbio, lacera le mie convinzioni. Pensa a quello che è stato, alle scelte che hai preso, alle parole che hai ascoltato e a quelle che hai ricevuto in dono…triste, confusa, disorientata e un pochino sola, tutto quello a cui puoi aggrapparti è questo. Senza respirare, senza muoverti, senza parlare, senza amare. Senza alcun rumore, senza certezze. In attesa che la tempesta si allontani.
In un orfanotrofio, abbandonato da Allah, senza vestiti, senza cibo, trascinata in quel posto con l’inganno, rifiuta dal padre e amata con impotenza e coraggio dalla madre. La guerra a Kabul ti fa credere anche questo:
– a proposito di faglie della crosta terrestre -
“E kaka Zaman dice che a volte questi sommovimenti delle rocce avvengono sottoterra, a grandi profondità, e che laggiù succedono cose spropositate, spaventose, ma noi qui sulla superficie sentiamo solo un debole tremore. Solo un debole tremore.”
Questo è il suo disarmante potere, ma il suo più grande limite. La guerra distorce tutto, tranne l’amore.
Hosseini, K. (2007). Mille splendidi soli. Trento: Mondadori.
Grazie a Sara per la splendida lettura.
Prestare un libro è sempre qualcosa di rischioso. Una scommessa sull’affinità tra due lettori, diversi e distinti. Un rischio che solo tra persone strettamente e intimamente legate si può correre…perchè è come prestare una piccola parte della tua vita, della tua anima…le pagine portano con se così tanti segreti: dove le hai aperte, su quali ti sei soffermata maggiormente, le più consumate, quelle accartocciate da una tua lacrima, quelle arricchite dalla tua matita, dai pensieri della tua anima. Così quando decidi di prestare un libro lo fai sempre con una leggera ombra di timore, sul fatto che lui forse potrà non apprezzare il tuo coraggio, potrà non ritrovarTi in quel mondo -quello che ogni libro racconta- che tanto ti ha regalato. E più l’amore per quel mondo è grande più ti metti in gioco, sapendo che potrai anche perdere e quella perdita sarà una piccola ferita. Una piccola sconfitta. Prestare un libro è condividere il significato che lo stesso ha per te, quel turbinio di amore, dolore, lacrime e emozioni che anni prima, -o forse anche solo giorni, mesi…- hanno illuminato le tue solitarie letture nel buio della tua vita. E sai che, in cuor tuo, vorresti solo che lui capisse, ritrovarvi ancora più uniti consapevoli della meravigliosa fortuna di ritrovarSi tra le righe dello stesso capolavoro.
Buona lettura a tutti.

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