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Mantova – Felonica. Felonica – Mantova.

Richiama qualcosa di vago nella tua testa questa nebbia sottile. Soffice come l’idea di un tiepido sole invernale.
E l’inverno si fa avanti, e gi alberi lì a resistere, senza mostare neanche un’orma di sfinimento. E io, in macchina, corro via, sfilo in questa campagna sul punto di addormentarsi. E l’atmosfera che si respira non fa per me: troppo affine ai miei bisogni, troppo sulle mie corde, complice di una malinconia che non voglio far vincere. Così spingo giù i ricordi di bambina, quando la strada era sempre più lunga, il sole più caldo, l’inverno sempre lontano. E l’Alfa suonava Zucchero, e l’Alfa suonava Celentano, poi, forse, Paolo Conte. E tanti altri. che dalla mia mente non sono mai stati allontanati. E papà scherzava, alcune volte canticchiava. Io con lui.
Ma c’erano anche viaggi diversi, viaggi a dormire, viaggi a piangere, viaggi a riflettere su come alcune situazioni fossero il teatro perfetto di uno scontro tra vite, tra persone, tra modi di essere, tra fratelli. Viaggi strani. Viaggi con un amore, viaggi in solitudine. Così queste terre mi regalano ogni volta il piacere – il dolore – di ricordi diversi e sensazioni incontrollabili. E questi campi riflettono così bene quello di cui ho bisogno da sembrare una parte essenziale di me. Qualcosa da difendere da tutti, qualcosa da mostrare a pochi, da regalare come dono prezioso solo a chi si dimostrasse capace di coglierne l’unicità. E il sole brilla pallido tra una sottile e velata atmosfera di vita. Brilla sui tuoi occhi che a stento si mantengono aperti, mentre tutto scorre via con troppa facilità. Ci sono giorni in cui quello che ti regala questo paesaggio è così forte da non voler più fermare la macchina, da non voler mai vedere l’indicazione per la strada di casa. Altre volte le distese di pioppi e l’argine del Po sembrano legarsi a te impedendoti di scappare, impedendoti di tornare e casa non arriva mai.
Oggi prevale la voglia di non arrivare, con la netta sensazione che non ci sia nulla da ritrovare.

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E lei casualmente si trasforma, e tu inaspettatamente cogli un suo dettaglio, un suo segreto. E lei magicamente si mostra come mai aveva fatto prima e tu resti così, sospeso tra palazzi e vetri e luci e odori. Poi d’improvviso la tua immagine riflessa nella vetrina, i tuoi occhi abbagliati dal neon di una pubblicità, i semafori, l’asfalto e le strade. E tu. Tu che un istante prima eri così lontano da te ora ritorni alla tua figura, ti rivedi in quell’incrocio di vite, ingabbiato in palazzi troppo alti, disegnati come nei migliori quadri, lì a incorniciare la tua vita. Ma tu guardi altrove, per sfuggire alle orme nere che ti circondano. Visi stranieri, visi sui quali scende una decisa ombra di freddezza. E non ti riconosci, sono come te, si riflettono in quegli stessi palazzi, sorridono a quegli stessi specchi, sono abbagliati da quelle stesse luci, ma non possono essere te. L’aria è fredda rende la città straniera, e sai che stasera, tra quelle vie affollate di gente, non troverai casa. Non oggi.
E ci sono giorni in cui malinconicamente passeggi senza gioia, guardando il mondo alla ricerca di un dettaglio conosciuto, di un piccolo angolo di mondo lì a ricordarti del tuo passato.
E ci sono dei giorni in cui ti piace poterti nascondere dalla vita, girare per strade sconosciute, per strade dove non hai storia, per strade dove puoi solo cercare il futuro.
E intanto la città non si ferma, e nei tuoi occhi ognuno avanza senza metà, senza identità. E la malinconia ti invade, ti ricopre con la stessa violenza di un’onda di un mare in burrasca.
E scivola veloce su un letto di asfalto la tua identità. Prende le sembianze di un palloncino colorato così diverso dagli altri, cosi lontano da te. E scivola via dalle tue mani e scivola via nel vento della città, spargendo tracce di te in quell’aria fredda e grigia. E senti che quel freddo ti è entrato nelle ossa e senti che quel freddo ti è entrato nel cuore. E senti che in quella città vorresti solo trovare amore.

Incontro: perchè è la prima canzone che mi ha fatto innamorare di lui (Francesco 2!).
La locomotiva: perchè è travolgente, sognatrice, combattiva e utopica. Perchè è una storia anche un pò vera.
Quello che non: perchè la trovo mistica, intrigante, riflessiva…una continua ricerca di quello che non siamo. Ma cosa siamo?
Farewell: perchè con lei mi sono innamorata, e ancora adesso scende un piccolo brivido di ricordi.
Shomer ma mi-llailah: per le sonorità travolgenti e per il bellissimo testo.
Canzone quasi d’amore: per i versi…”Le sere sono uguali ma ogni sera e’ diversa, e quasi non ti accorgi dell’energia dispersa, a ricercare i visi che ti han dimenticato, vestendo abiti lisi buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza …o il peccato”
Il vecchio e il Bambino: per la malinconia.
Quattro stracci: perchè un uomo così lo sogno da una vita.
Cyrano: una poesia.
Una canzone: tutto quello che non avrei da sempre voluto dire sulla musica, italiana ovviamente.
Autogrill: amore a primo ascolto. Un mondo in una canzone. La vita nel suo scorrere, veloce come i tir.
Scirocco: amore in poesia.
L’avvelenata: per tutto quello che nasconde e porta con sè.
Auschwitz: per non dimenticare.
Canzone delle domande consuete: perchè possa incantare anche te.

Non so decidermi se le sale studio mi piacciono o no…uscita del tepore di casa e avventuratami per la prima volta in una di questi palazzi storici pieni di studenti, libri e ovviamente computer mi sento un pò spaesata. Qui tutti fanno ciò che vogliono, lei scrive una mail lunghissima, lui scarica la posta, chi manda messaggi, legge, chi come me aggiorna il proprio blog, chi segue quello di qualche amico. E io sono qui, musica nelle orecchie, a litigare con un mouse che non vuole funzionare, a scrutare le potenzialità di questa postazione, a capire cosa posso fare e cosa no. E sento tanti occhi puntati su di me, forse un po egocentricamente. E’ un via vai di gente strana, tutta diversa, tutta impegnata nella propria vita…auricolari alle orecchie e il mondo di internet davanti. Ogni tanto qualcuno fa una pausa, e il costante rumore delle dita che digitano la tastiera si interrompe. E forse sono io che trovo tutto questo molto poco intimo e così ridicolo…ancora non lo riesco a capire. Forse basta solo chiudersi in sè stessi, fingendo di riconoscere in quella grafica diversa quel blog che sono così tanto abituata a vedere solo sul mio di computer. Forse basta davvero poco. Forse.

Passeggiando per strada, incontrando un “pancione”

Nulla di più dolce che le curve di una donna, di quell’onda che scivola dietro al collo, scende fino al ventre, percorre silenziosa e morbida il seno, giù fino all’inguine. Nulla di più sensuale che un’ombra sul suo corpo, che una luce d’orata a scaldare quella pelle. Nulla di più armonioso, di più desiderabile. Nulla di più dolce. E c’è un profumo in quel fiume di femminilità che è profumo di donna, di mamma, di giovane ragazza e di antica bellezza. Un profumo che puoi quasi toccare quando hai la fortuna di sfiorare, delicato, quelle curve sinuose. E non c’è modo più bello di perdersi, non c’è modo più inteso di conoscersi. Nulla di più puro del suo corpo, nulla di più meraviglioso di una vita dentro di lei.

E solo quando sentirai posare i suoi occhi sul tuo collo e ricorderai il momento in cui comprendesti che lui avrebbe potuto scendere il letto di quel fiume color pelle per tutta la sua vita, senza mai stancarsi della sua delicata morbidezza, della corrente del tuo corpo, allora comprenderai cosa voglia dire sentirsi amata.
E solo quando sentirai la vita dentro di te muoversi al calore di quella carezza, solo quando vorrai svegliarti con quello sguardo perso nella via che ha inizio sul tuo collo e fine sul tuo ventre, allora comprenderai cosa voglia dire essere madre.

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

Grazie ad Anto per il consiglio, dedicato a lui, che se lo merita.

Ascoltando Jack Johnson

Fermagli, orecchini, lampade, libri, foto, fiocchi e ancora libri…colori, profumi, ombre sparse per la camera. E vorrei sdraiarmi in un campo di grano giallo come il sole, restare lì a scaldarmi la pelle, a pensare al cielo, a quanto sia vasto, a cantare, forse a suonare. E credo che in quel campo di grano potrei restare sola senza che questo mi possa pesare, resterei così ore e ore, per scappare dal mondo e ritrovare “casa”. E sarebbe bello giocare con i ciuffi d’erba, con i papaveri nati furtivi tra tutto quel giallo. E ritornerei bambina, riscoprirei la mia vita giorno per giorno, come se gli sbagli non fossero mai stati fatti, come se le lacrime non fossero mai scese, come se gli addii non fossero mai stati pronunciati. E sarebbe bellissimo, riempirei il mio cuore di una gioia infantile, di un desiderio irrefrenabile di dare corpo ai ricordi di ragazzina, ai sogni di anni passati. Quanto vorrei tendere le mani all’indietro per riscrivere la storia, quella storia, ora, so già come finisce…E tra quelle spighe scriverei e racconterei cose strane, storie felici, storie fantastiche. E nelle pagine intrappolerei il caldo di quel sole giallo come l’oro, la spensieratezza di un battito d’ali, l’odore dell’erba appena tagliata, della primavera. Ma stanotte l’inverno arriverà e io al grano sono pure allergica…

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Andrea P. The end

 

E così ci guardiamo intorno, trovandoci soli nella moltitudine che ci circonda. Ti stringerò a me e non chiederò altro. Questa è la fine dei nostri sogni, questa è la fine dei miei desideri. Questo è il momento di svegliarsi uomini, questo è il giorno per salutarsi. Questa è la fine. Chiederò al destino un’altra via, mentre tu vorrai vivere un altro giorno. Ma questa è la fine, non c’è tempo per altro. Questo è il giorno in cui uccidi il “tuo ragazzo”, questo è il giorno in cui la tua voce risuona adulta. Questa è la fine, così è la vita. E così ci guardiamo intorno, sapendo che resteremo soli in questa stanza che lentamente si svuoterà, questa è la fine che presto ci sveglierà. Questa è la fine, mio splendido amico, questa è la fine se noi lo vorremo. Questo è l’inizio della strada che ci separa, questo è l’inizio di una realtà amara. Ti ruberò al tuo mondo lontano e non chiederò altro. Così lontana, ora, risuona la speranza di non perderti mai. Questa è la fine, mio splendido amico. Questa è l’alba di un giorno buio.

Questo è il momento di lasciarti alla vita.

Dedicato ad un AMICO, lui lo sa.

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Andrea P. L’invidia è la brutta bestia

Alzi lo sguardo verso quella nuvola color porpora e vorresti fuggire. Sogni che lassù ci sia quello che cerchi da sempre. Sogni che esista un cielo, lontano dalla terra, dove il sorriso sia più vero, la gioia più grande, l’amore più forte. Sogni di volare per scappare da un mondo che ti fa paura, da un mondo in cui non vuoi più svegliarti. E invidi quella nuvola rossa che fiera staglia le sue ali nel buio di una notte per te troppo lunga. E allunghi lo sguardo all’orizzonte, lo tendi all’infinito nella speranza che un giorno tu possa lasciarti andare senza cadere, ma volare.
E nella notte ci sei tu, distinta figura arrampicata sulle tue illusioni, ci sono loro, simbolo di quello che vuoi ma non hai, segno della tua volontà di cambiare, del tuo rifiuto per un mondo rosso solo di sangue. Vuoi scappare, prima che quel sangue sia anche il tuo.

E poi c’è lui: sagoma nitida nel rosso della notte. Piange lacrime cupe come la sua ombra arrampicata nel cielo. E sai bene che la sua non è invidia per un volo negato, lui potrebbe aprire le ali, ma non lo farà. Almeno non più. E sai che la sua invidia nasce dalla disillusione per un sogno sfiorito, per un cielo già scrutato, per una vita, quella che tu sogni e che anche lui un tempo desiderava, che non esiste. Per quel luogo che vive solo nelle vostre anime. Invidia per chi ancora può “credere”. E quella nuvola di porpora non lo sa, non sa ancora che un giorno si ritroverà al suo posto, che un giorno si sveglierà nell’intenso blu della notte e, arrampicata nel cielo, guarderà altre nuvole, più splendenti e forti e giovani, senza riuscire a prendere sonno. E, guardando, ricorderà i giorni in cui anche lei volava alta nel cielo, credendo che quell’uccello nero come il nulla altro non provasse che semplice invidia per la sua fierezza.
E, vergognandosi un po’ per quel pensiero superbo, continuerà a sognare l’orizzonte.

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Il Bacio, F. Hayez. La nazione dipinta, Palazzo Te
Mostra temporanea

 

 

Il bacio
Fugge via il nostro amore.
E leggo nelle tue labbra il desiderio
di scappare via con lui.
Non hai il coraggio, debole figura,
di vivere appieno il peso di questo segreto.
Di un amore che non può vivere che di luce riflessa.
E le rughe della tua anima contano
gli anni passati nelle buie stanze di un
mondo a noi sempre straniero.
E non c’è memoria, perché non c’è un noi.
E non c’è vita perché non c’è aria, ne luce, ne notte.
Non c’è nulla per due amanti come noi,
nulla se non un segreto amore. Nulla.
Ci siamo solo noi, stretti così, uno all’altra, in un Bacio.
Il bacio.

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