Che stupida che sei
tu non impari mai
il tuo equilibrio è un posto
che tu passi e te ne vai
e più stupida di te
sappi non ne troverai
quelle tue paure inutili
non finiranno..
Ma che stupida che sei
stupida un’altra volta
che parli ad uno specchio
e mai alla persona giusta
e da stupida che sei
tu non farai mai niente
sei una persona tra la gente ma
la gente mente sempre
imparare da sempre
camminare da sempre
e non capirai niente
hai sbagliato da sempre
ed è inutile adesso
che ti guardi a uno specchio che non sa chi sei
a uno specchio che non sa chi sei.

ma che stupida che sei
stupida un’altra volta
nuda di fronte a uno specchio
e mai alla persona giusta
e da stupida che sei
fai pure finta di niente
lui si riveste soddisfatto
e intanto sai che mente
sempre imparare da sempre
camminare da sempre
e non capirai niente
hai sbagliato da sempre
ed è inutile adesso
che ti guardi a uno specchio che non sa chi sei
a uno specchio che non sa chi sei
stupida
stupida

La voglia di girare pagina quando quella di ora è affollata da qualcosa che ti fa male leggere. La voglia di non vedere più quello specchio, quegli occhi, che di te hanno dimenticato molto, o forse non hanno mai capito nulla. La voglia di casa, di casa vera e delle Sue braccia sicure e soprattutto sincere. La voglia di piangere perchè così non va più da molto e la paura, tremenda, di trovarsi davanti una bella persona e poi perderla come ogni volta… perchè in fondo sai che hai sbagliato da sempre, anche se sai che “è inutile adesso che ti guardi a uno specchio che non sa chi sei” piangere per quello che vedi riflesso.
Ma in fondo se non avessi quella piccola e minuscola speranza, quel sorriso che ti ricorda una Puglia sincera, che tu hai già imparato ad amare tra le braccia di chi ti sta accando da un anno, stasera il sonno non arriverebbe. E allora un piccolo e timido “grazie” ti senti di dirlo, per un messaggio davvero ridicolo, una coca-cola e soprattutto una normalità che sembrava essere solo mia…sempre pregando di non essere una stupida ancora una volta.

A volte ho la netta sensazione di amarti troppo per aspettare il trascorre di un’intera vita. Troppo per ponderare i gesti e le parole, per lasciare che la ragione mi faccia aspettare l’ora e il minuto esatto. A volte è così, in un turbinio di risate, sorrisi, lacrime e separazioni vorrei solo stringerti in un abbraccio, cacciando ogni minima forza che mi faccia “aspettare”.
Mentre attendo che sia il momento, quanto perderò? Quanto del mio tenace amore andrà perduto? Forse stanchi della vita ci perderemo in inutili clichè…
Guardo la mia mano nella tua, le vene e le pieghe che ne nascono…guardo quell’immagine e ti penso eterno, amore. Così, due mani incatenate da una gancio la cui rottura non è programmata, eppure dovrebbe.
A volte sono semplicemente stanca di non potermi lasciar andare, di non poter soffrire un giorno nell’aver sbagliato.
A volte sono solo sfinita dal gioco dell’attesa, che si beffa dei miei sentimenti senza che io possa aggiungere un “per sempre”.
Mi chiedo, ogni giorno che passa al tuo fianco, quanto potrò essere sicura che la vita non ti ruberà a me per una qualsivoglia volontà mia, tua (o di chi?) e mi rispondo che forse mai lo sarò, piacevolmente rassicurata da un destino che non è dato sapere. Mi interrogo allora sul perchè la giovinezza non possa essere vissuta così, per quel turbinio di impulsività che porta con sè. Perchè non possa essere me, amarti come vorrei per perdermi in quel vortice che lentamente mi toglie il respiro.
Si può amare così? Forse non è amore perdermi nei tuoi occhi senza altro rifugio, annullarmi nell’attesa di un Noi solo nostro. Eppure scende un brivido lungo la schiena nell’immaginare il preciso momento in cui diverrai l’uomo della mia vita in un tempo diverso da quello dei miei sogni.

Ti amo, così tanto da sperare di perdere il senno e abbracciarti a me in un istante infinito. Tanto da vederti uomo, marito e padre del mio futuro, senza ritegno, senza considerazione e senza freno. Dritta verso un sogno che non so ancora afferrare ma che prego di poter realizzare.

Si può perdere un’ora di sonno per un qualcosa scritto bene…se ne possono perdere anche due per qualcosa scritto per te. Non so quanto le mie dita abbiano realmente voglia di comporre la loro ipnotica melodia di tasti leggeri…suonano stanchi questa sera…suonano in silenzio, in uno spazio lasciato vuoto all’eco di nessuno.
Sto leggendo un libro, un libro importante, un libro che mi immagino essere un paio di occhiali per leggere dentro di me…il risultato è che per la prima volta mi sforzo di scrivere, mi sforzo di non far finire queste poche righe nel mucchio di pensieri non pubblicati. Lo faccio per me, più che per voi. Lo faccio per sentirmi ancora ancorata a questa terra, a questa vita. Lo faccio per sentirmi padrona del mio tempo, padrona di me. E mi sento così imperfetta e così infastidita, tesa e irrigidita nello sforzo di riprendermi quel mondo che esiste anche se illuminato dalla luce dell’amore. Strano come questa potente malattia riesca a cancellare dalla memoria ogni tua individualità. Il pensiero di ciò mi fa arrabbiare, vergognare, il più delle volte rassegnare…e ancora non capisco.

Ho pensato che avrei voluto chiudere questo capitolo, tornare a vaneggiare leggera nel silenzio di un posto solo mio, in cui essere segretamente libera di dire anche ciò che chi mi ama non vorrebbere sentire dalle mie dita sottili. Non voglio ferire, ma voglio parlare. Ho pensato che avrei voluto chiudere questo capitolo, tornare a vaneggiare leggera senza meta e senza responsabilità, senza scoprirmi a nessuno, libera di essere come sono…senza un perchè.

Vorrei essere me stessa. Devo essere me stessa. Non riesco ad essere me stessa.
Vorrei cancellare questo grigio che mi ha avvolto, tornare a respirare e fare di quel libro importante un paio di occhiali da sole, perchè dentro torni una luce abbagliante.
Voglio essere libera di non essere perfetta, libera anche solo dall’idea. Libera di riempirmi di sentimenti negativi perchè (cazzo) sono anche quelli umani, per svuotarmi e ricostruirmi ogni volta che ne senta il bisogno.
Vorrei che le cose non tornassero a posto, vorrei abituarmi al disordine della vita senza sperare che torni tutto come quando non si piangeva mai, perchè anche allora si piangeva lo stesso.
Vorrei tornare davvero a passare notti intere appesa a una tastiera, attaccata a una chitarra, stretta a un libro o una canzone. Vorrei lasciarti ingabbiato per novanta minuti senza soffrire di stupidità. Vorrei lasciarmi per novanta minuti senza impazzire di instabilità.

Ho voglia di qualcosa di diverso, che resti perfettamente uguale come tutto è.

Ti ho cercata in mezzo ai volti che vedevo intorno a me
più credevo di trovarti più eri inafferrabile
ogni tanto m’illudevo fossi veramente tu
e sentivo la tua voce anche se già non c’eri più

Ritornerò, ritornerò

Poi una sera d’estate ho aperto gli occhi ed eri lì
le nostre giovani vite quasi indivisibili
forse è stato il troppo amore o l’incoscienza dell’età
aprendo quella porta hai detto “Tutto si sistemerà

Ritornerò, ritornerò

Ed il tempo se ne andò con te
tra i rimpianti e le lacrime
e i ricordi e la felicità
a l’Amore che non tornerà

che quando si perde è perso ormai
chissà un giorno se mi rivedrai
ti batterà il cuore per un po’
solamente per un attimo

Sono stato come un cane, mi sono buttato via
con qualunque umiliazione, anche sotto casa tua
la finestra illuminata, lui che ti stringeva a se
io che avrei voluto urlarti e urlare a tutto il mondo che

Ritornerò, ritornerò

Le stagioni poi passarono
i ricordi se ne andarono
restò solo la malinconia
dell’Amore che è fuggito via
Si asciugarono le lacrime
le fotografie e le lettere
cicatrici dentro all’anima
tanto il male si dimentica

Ma poi mi sono svegliato e intorno c’era casa mia
d’improvviso non ho più provato alcuna nostalgia
perchè ho visto la mia vita e le persone accanto a me
l’Amore alla fine ha detto il vero nel promettere

Ritornerò, ritornerò

ADESSO CHE STIAMO INSIEME

Sai qual è la cosa più bella di tutto questo?
Che posso dirti che ti amo
senza giri di parole
che posso fartelo capire
senza paura di rischiare
senza contare
su circostanze o eventualità
senza imbrattare le intenzioni
di imbarazzante banalità
senza troppo congetturare
sopra il linguaggio corporale
senza raschiare
i fondi vuoti di un copione formale,
solo con i silenzi
con cui si ama abbracciando
semplicemente usando
le due parole più abusate del mondo.
E lo farò
anche quando ti sembrerà meno opportuno
e tu compatendomi sorriderai
legittimandomi ogni volta.

Grazie all’autore, per quando si accorgerà che non solo ho rubato, ma ho anche letto

Mi sento sempre un pò più sola tra le pieghe di questa caperta.
Ma non è una solitudine fisica, è un abbandono emozionale. Un sentire che si è i soli ad emozionarsi per una voce, a sentire il cuore battere per una frase, a chiedersi cosa possa rendere il petto ancora più vuoto di così.
Lo sento il silenzioso scivolare delle mie lacrime, lo sento solo io, nonostate provi con disperata passione a farmi capire dagli altri, a spiegarmi a loro. La maggior parte delle volte resta tutto caos bianco. Bianco perchè la mia voce in queste pagine è fatta di lettere nere che imprimo sul color della neve, caos bianco perchè nessuno sa leggerlo. Caos bianco, mentre provo a raccontare la violenza di scoprire accanto a te un mondo che, nelle sue bassezze, odi con una rabbia che sfuma in triste rassegnazione.
A volte vorrei riprendere a dipingere i miei mondi, quei paesaggi netti che non conoscono disumano pensiero. Restare immobile, in silenzio, con le orecchie chiuse dalle mie mani, pregando che le mie stesse parole si mostrino reali…senza più alcun abisso da cui scappare.
Forse sarebbe più semplice che sperare di intrecciare le mie lacrime a quelle di un altro.

Ricordo cosa è sempre stata per me.
Uno di quelli che credevo essere Amore.
Un ragazzo e la sua voglia di amare.
Un messaggio tra ragazzini…

“Guarda il cielo, la luna è bellissima stasera…”

“Sì, hai ragione…stupenda”

“…stiamo guardando la stessa cosa, è molto romantico…”

E rileggere per ore intere quelle frasi innocenti, sapere che nascondevano (non troppo bene) tante cose non dette, per paura e per imbarazzo…e scoprire un amore che c’è solo a quell’età…

E poi, ripensandoci oggi, sorridere con una lieve malinconia negli occhi, consapevole di cosa sia ora l’amore e soprattutto che allora “amore” non era. Ma poi fermarsi a pensare che emozione più bella di scoprire le parole segrete di un altrO non esiste. E così pensi all’ultima volta che la notte ti ha visto sveglia nell’attesa di un sorriso nato dal nulla, ma continuato per tutta la notte. E sai di non sbagliarti nel dire che il destino ti ha regalato tanto, perchè nei tuoi ricordi l’ultima luna che hai visto è quella che ,di ritorno da Londra, sapeva emozionarti facendoti battere il cuore come se non avesse più difese.

Amarti e non saper riempire queste righe bianche. Amarsi e sentirsi un pò sciocchi, un pò bambini…rincorrere la tua voce per centinaia di chilometri, sapendo che basta una parola, un gesto che mi ricorda di te per sentire il cuore accelerare a mille, ingannato da qualcuno che non sei tu. Ed è come avere una mano incatenata da quello che è il mio amore per te, incatenata a un centrimentro da questo foglio, come a voler scrivere qualcosa senza riscirci.

E in questo freddo inverno, sotto la nostra prima neve lontana, riscopro quella stagione che ci ha fatto incontrare e poi innamorare: così la malinconica lontananza si stinge nei colori dei dolci ricordi. E lentamente sembra tutto ricorperto da quella neve che ora diventa fitta e bianca, una coperta che copre i rumori che interrompono il silenzio della mia felicità.
Amarti è sentire che la mia mano è nella tua, sentire le nostra braccia allungarsi in un abbraccio senza che i chilometri possano farci male.
Amarti è una fortuna, un insegnamento, una forza e una paura. Amarti è molto più di quello che so dire e ancora meno di quello che saprei scrivere.
E questo mi fa sentire piccola piccola.

…mi chiedi cosa in questi giorni occupa i miei pensieri, tanto da rendermi fragile a te come poche altre volte…anche questa notte, senza una risposta come tante altre volte, mi rifugio qui, convinta che nessuno leggerà mai quello che muove i fili del mio vivere quotidiano.
Non so spiegare perchè piango, eppure lo faccio ogni giorno che passa: ogni volta è sempre più facile inventare una scusa che dia la colpa a qualcosa che non può essere sviscerato, che non appartiene a me. Lo stress è stress, l’università va avanti, la nostalgia del non averti vicino è un dato di fatto. Eppure piango per tutto e per niente: piango forse perchè mi va, non perchè mi piace, ma perchè non so farne a meno. Sento su di me un peso che mi schiaccia e come un panno umido, vengono strizzata e faccio scendere piccole gocce salate. Lacrime.
Non è un gran periodo, questo lo so. Aggiungo alla mia personale lista nera ogni giorno qualcosa di nuovo, a volte annoto anche con una frequenza più che giornaliera. Spesso mi ritrovo a fare una piccola crocetta su quelle cose che sono in lista da tanto, ma che ancora non sono riuscita a eliminare. In alcuni casi disperati le crocette sostano in doppia fila, come le auto in centro al sabato pomeriggio. Tutto questo traffico un pò mi spaventa, anzi, togliamo un “pò” e sostituiamo a “spaventa” un più sincero, anche se pessimistico, “terrorizza”. Mi terrorizza.
Una lista nera non è una lista della spesa. I problemi, le angosce e le insicurezze non si svendono al 3X2…eppure tu resti al mio fianco, accompagnandomi mano nella mano mentre io cerco di riprendere aria: per i vicoli di Bologna, dalla finestra di casa mia, attraverso la cornetta di un telefono. E solo così, solo e unicamente grazie a te, penso, cerco, indago e trovo un senso a tutto. O forse, più semplicemente, “almeno ci provo”.
E già questo aiuta a sentirsi un pò meno impotenti, quando si è imparato che la felicità è (anche) essere padroni del proprio tempo, e ovviamente, della propria vita.
La mia lista nera (ignota ai più) resta ben stampata nella mia mente.
forse dovrei riprendere a dormire con la gomma sotto il cuscino…

Esperimenti di una notte senza sonno#3

In quella notte pensò che non voleva morire.

Ma non c’era la paura ad alimentare quel pensiero irrazionale.

Solo l’amore nato nei suoi occhi fissi su una foto di lui.

L’amava troppo per rischiare da sè di non vivergli accanto quanto più tempo concedesse una vita.

L’amava troppo.

E con questa certezza spense l’ultima sigaretta.

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