Mi sento così. A metà.
Ricordo vite lontane di altri, perfettamente consapevole di quello che non sarei diventata, di quello che non avrei “voluto” essere e di quello che non avrei “potuto”, infine di quello che non avrei “dovuto”. Io e gli altri, gli amici, l’amore.
Poi mi ritrovo qui: a cancellare con le mie stesse azioni le convinzioni di una vita.
Poi mi ritrovo qui: sicuramente innamorata, e quindi un pò incoscente, e quindi un pò controcorrente.
E non lo so più chi sono, tanto che, in un piccolo angolo in fondo al cuore, sento l’orgoglio bruciare.
Mi chiedi perchè non scrivo. Forse perchè la felicità non la so raccontare, forse perchè, per paura, non la voglio raccontare.
Non so, l’istinto mi dice che è carattere.
Ma poi mi fermo e penso che c’è tanta confusione: una confusione buona, come quella che popola i mercati di erbe e spezie nel caldo mattino del centro città. Una confusione allegra, pacifica, quasi irrinunciabile. E comprendo che potrebbe bastarmi il solo aroma dei tuoi baci, ma che non si può vivere così in un mercato pieno di odori e di sapori.
E vorrei che il mondo girasse molto più lento, per non staccarmi da te così irrealmente presto, per non allontarmi così definitivamente da quello che sono e da quello che conservo a difesa di mille paure.
Cosa sia giusto non lo so, il cuore e l’istinto mi portano a te, eppure la ragione volge il mio sguardo pigro d’amore ad altro, ad altri.
Cosa sia giusto non lo so, eppure rifletto su questo ogni giorno che t’amo di più.





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