Mi sento così. A metà.
Ricordo vite lontane di altri, perfettamente consapevole di quello che non sarei diventata, di quello che non avrei “voluto” essere e di quello che non avrei “potuto”, infine di quello che non avrei “dovuto”. Io e gli altri, gli amici, l’amore.
Poi mi ritrovo qui: a cancellare con le mie stesse azioni le convinzioni di una vita.
Poi mi ritrovo qui: sicuramente innamorata, e quindi un pò incoscente, e quindi un pò controcorrente.

E non lo so più chi sono, tanto che, in un piccolo angolo in fondo al cuore, sento l’orgoglio bruciare.

Mi chiedi perchè non scrivo. Forse perchè la felicità non la so raccontare, forse perchè, per paura, non la voglio raccontare.
Non so, l’istinto mi dice che è carattere.
Ma poi mi fermo e penso che c’è tanta confusione: una confusione buona, come quella che popola i mercati di erbe e spezie nel caldo mattino del centro città. Una confusione allegra, pacifica, quasi irrinunciabile. E comprendo che potrebbe bastarmi il solo aroma dei tuoi baci, ma che non si può vivere così in un mercato pieno di odori e di sapori.
E vorrei che il mondo girasse molto più lento, per non staccarmi da te così irrealmente presto, per non allontarmi così definitivamente da quello che sono e da quello che conservo a difesa di mille paure.
Cosa sia giusto non lo so, il cuore e l’istinto mi portano a te, eppure la ragione volge il mio sguardo pigro d’amore ad altro, ad altri.

Cosa sia giusto non lo so, eppure rifletto su questo ogni giorno che t’amo di più.

Di paradossi si parlava. E va bene così.
Ma una certezza non potrà essere cancellata: la malinconica tristezza che si impossessa della nostra vita in alcuni istanti di profonda solitudine resta, e sempre resterà, la più grande fonte di ogni arte. E così sembra cadere seccato al sole, come una pianta a cui, sbadatamente, si è dimenticato di dare acqua, questo mio spazio di pensieri (spesso) tristemente miei.
Sento così limitata la mia pelle, così stretta in un corpo che vorrebbe uscirvi, incapace di essere ingabbiato in qualcosa non adatto a contenerlo. E ancora mi fermo a pensare a me come a quella pelle, la stessa priva della capacità di dare corpo alle parole che navigano sotto la mia superficie.
Esse veleggiano il mio sangue, nutrendosi di me, incapaci di raccontare l’amore e la felicità.
Come un bambino che sa solo lamentarsi del ginocchio sbucciato, piango lacrime facili come le parole che ho impresso nei momenti in cui la ferita briciava, senza nessuna crosta attorno.
Ora il mio ginocchio è guarito, riprendo serena quel gioco pericoloso che è l’Amore, senza nemmeno più ricordare che è possibile cadere,
senza nemmeno più ricordare come comporre parole in modo lieve.

A volte vorrei solo saper Scrivere. Questo basterebbe.

Vorrei poterti dare quello che mi manca
Vorrei poterti dire quello che non so
Vorrei che questa pagina tornasse bianca
Per scriverci
Ti amo…punto.
Vorrei che questa pagina tornasse bianca
Per scriverci
Ti amo…punto. **

Le nostre serate, sul ring di noi due, a combattere contro me e sappiamo il perchè.
Incredibilmente belle, così come una pagina che tornando bianca cancella le paure di un passato sbagliato.
Già, perchè poi mi basta sentire la presa delle tue mani, che non mi vogliono lasciare andare alla notte che ci separa, per capire “il tutto”.

Ancora una volta, momenti stupendi.

** Punto, Jovanotti

Forse non le capirò mai:
gocce di sudore unite in un abbraccio amaro a quella lacrima che nascondi, ma che, in te, sai di conoscere.
A volte mi chiedo se saprò mai capire te,
che con indescrivibile sicurezza asciughi le mie, di lacrime,
senza preoccuparti di quel sorriso che aspettavi ma che hai smarrito.
Credo vorrei solo catturarne uno nuovo per te,
porgertelo come segno del mio amore,
così che possa risplendere, quasi disegnato, sul tuo volto.
Si potrà?

Io non lo so da dove fai nascere quella forza che ti illumina anche quando va tutto così.
So solo che la tua luce è così potente da schiarire anche le mie ombre.
Ma poi mi fermo e comprendo che ancora una volta tu “dai”,
lasciandomi impotente davanti al tuo amore.
Ci sono momenti così: in cui ho paura di essere un lento gocciolio d’acqua per quel lume che sei Tu.

E settembre, con la sua pioggia, arriverà e poi passerà…
…INSIEME.

Seduto su una sedia.
La tapparella abbassata fa sudare, nell’afa, la stanza:
vuota, buia.
Probabilmente metafora di te.
Seduto su una sedia, aspetti.
Forse che qualcuno si rivolga a te,
forse giornate meno dure,
forse di morire.
Passi lamentandoti la mano sul viso sudato;
non c’è goia nel tuo pensare,
non c’è sentimento,
ne voglia di parlare.

Ti guardo e mi chiedo che aspetti,
cosa cerchi in quel buio,
seduto su una sedia.
Ti immagino aggrapparti a un pensiero scivoloso,
forse anch’esso sudato.
Ma non fai cenno del tuo tormento,
lo nascondi immobile in un caldo che non ti lascia avvicinare.

A volte mi chiedo se su quella sedia
passerai i tuoi anni nell’attesa di appassire.

Poi mi sveglio di colpo e
credo che tu stia solo aspettando di vivere.

Shut off tv, Andrea Pallacci

Ehi, probabilmente non si deve fare
però lo stanno facendo già
correttamente e politicamente
e poi magari diventerà
qualcosa che divertirà la gente
un nuovo tipo di televisione
una vacanza intelligente
o un campionato di liposuzione
Ehi, c’è una nuova specialità
carne umana per colazione

Ehi, non ti devi preoccupare
prendi la cosa con tranquillità
è garantito che non fa male
non è nemmeno una novità
è acqua che si fa pesante
la fotocopia di un’esplosione
calce viva in un ristorante
o fumo in una stazione
Ehi, non senti stanno cucinando già
carne umana per colazione

C’è una luce in mezzo al cielo
proprio dove stai guardando tu
c’era una volta un mondo intero
e adesso non esiste più
però esisteva veramente
ed è finito non si sa come
non ne è rimasto quasi niente
a parte l’eco di una radiazione
Ehi, da qui all’eternità
carne umana per colazione

Ehi, c’è qualcosa sul giornale
stanno facendogli pubblicità
non te la devi lasciar scappare
è una scheggia di modernità
è un ero dell’altra guerra
chiuso dentro una prigione
sarà impiccato domattina
o sarà libero su cauzione
Ehi, qualcuno ha scommesso già
carne umana per colazione

Carne umana per colazione, Francesco De Gregori

7 giugno 2008
San Siro

A. Pallacci, Ballet in the sky

Suddenly before my eyes
Hues of indigo arise
With them how my spirit sighs
Paint the sky with stars

Only night will ever know
Why the heavens never show
All the dreams there are to know
Paint the sky with stars

Who has paced the midnight sky?
So a spirit has to fly
As the heavens seem so far
Now who will paint the midnight star?
Night has brought to those who sleep
Only dreams they cannot keep
I have legends in the deep
Paint the sky with stars

Who has paced the midnight sky?
So a spirit has to fly
As the heavens seem so far
Now who will paint the midnight star?
Place a name upon the night
One to set your heart alight
And to make the darkness bright
Paint the sky with stars.

Enya, Paint the sky with star

E io, in questo cielo fatto di Te, mi immagino ballerina angelica nel cuore di un dipinto fatto di stelle.
E non c’è pensiero più dolce per l’attesa di rincontrarti. Anche se a volte non te lo voglio dire, amo la tua meravigliosa passione per le opere di una delicatezza rara.

Quando le cose non girano è come una miscela di “Occhi blu”, “Ci credi”, “Vuoi star ferma”, “L’uomo che hai di fronte” ma sopra tutte HAI RAGIONE TU

Credo di non essere mai riuscita a scegliere nella mia vita, non un “preferito”, non un “unico”, come se nell’eterno mutare della mia vita non ci fosse posto per un punto fermo…ma questo cd è il solo che so non smetterò mai di ascoltare, anche se tutto intorno a me sarà diverso, anche se tutto cambierà, ogni volta, ogni ascolto, sarà sempre come ritrovare casa…
Amo ogni secondo di questo cd, perchè niente è meglio del ritorno quando non sai dove andare.

E mentre il volume altissimo ricopre ogni cosa che oggi proprio non gira, penso che mi sarò data davvero a qualcuno quando riuscirò a cantare davanti a lui o lei, come canto ora nel buio e nel vuoto della mia stanza…senza paura di stonare, anzi, senza il bisogno di farlo apposta, per nascondersi dietro un gioco o uno scherzo, senz alcuno sbaglio voluto solo per non scoprire se stessi.
E so che quando riuscirò a farlo, se riuscirò a farlo, allora avrò buttato giù ogni difesa, avrò smesso di avere paura di non essere come gli altri si aspettano. Quel minuto, quell’istante vivrà nella nascita di un legame unico, trasparente come nessun’altro.

Nella mia visione del mondo, cantare è proprio questo: mostrare la propria anima.

Ho capito qual è il trucco.
Dimenticarti per distrazione sotto il cuscino.
Lasciarti lì una notte interna e ritrovarmi,
quasi per gioco, a stringerti tra le mie mani.
Ho capito qual è il trucco.
Tenerti sempre con me,
così da cancellare tutti i brutti pensieri,
quegli incubi che non se ne vanno mai,
privandomi del sonno.
Il trucco:
sotto il cuscino una gomma,
da stringere la notte e da ritrovare la mattina…
per poi pensare che lo studio ha invaso proprio tutto
per poi pensare che la notte è scivolata tranquilla,
e con un sorriso pensare che…
…in fondo una gomma non serve ad altro che non sia
cancellare…anche i pensieri bui.

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